Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2026
Durata:47 min.
Etichetta:Pride & Joy Music

Tracklist

  1. HEARTBREAK BOUELVARD
  2. PRAY FOR THE KING
  3. FIGHT TO LOVE AGAIN
  4. SINGALONG
  5. A WORLD WITHOUT LOVE
  6. HIGHWAY TO THE SKY
  7. HEADLINES
  8. LOVESONG
  9. MELODY
  10. ROCK OF EMPATHY
  11. DEAD COLD

Line up

  • Mikael Erlandsson: vocals, keyboards, guitars
  • Pontus Åkesson: guitar
  • Rickard Johnsson: drums
  • Claes Andreasson: keyboards
  • Magnus Rosén: bass
  • Johanna Hjort: additional vocals on “Lovesong”

Voto medio utenti

Ritornano gli Autumn’s Child e con loro la mia ormai “atavica” speranza di una “compiutezza” artistica, certamente alla portata di musicisti così esperti e competenti.
Ebbene, benché nemmeno “Melody lane” possa insidiare in maniera decisiva i primi posti delle graduatorie del settore, mi sento di affermare che un “passetto” in quella direzione è stato compiuto, superando in fatto di tensione espressiva il precedente “Tellus timeline”.
La tipologia sonora, così come la perizia dei protagonisti, è infatti immutata, ma stavolta il misto tra AOR, pomp, pop e scorie glam / sixties rock, mi sembra funzioni in maniera più convincente e per praticamente tutta la durata dell’opera.
Su tutto, poi, piace in maniera particolare il “graffio”, spesso melodrammatico, dell’ugola erudita di Erlandsson, in grado di fornire un bel boost a canzoni sempre piuttosto piacevoli, in cui gli ingredienti principali sono ancora una volta Beatles, Queen, Bryan Adams, Bon Jovi e Mott The Hoople.
A tutta questa bella “robetta”, si aggiunge pure un pizzico di congenita influenza sonora scandinava, tra suggestioni neoclassiche ("Pray for the king”, una sorta di fusione tra Glory e Treat) e bagliori electro-pop ("Dead cold”, con vaghi rimandi ai Roxette), funzionali ad un’efficace integrazione con una forma di rock adulto di notevole fascino (“Heartbreak bouelvard”, “Fight to love again”, con la sua allure Supertramp-esca, l’adescante “Melody”), lusinghe poppettose (“Singalong”) e graziose melodie glitterate e vaporose (“A world without love”, “Highway to the sky”).
Non male, inoltre, la propensione a soluzioni musicali maggiormente muscolari (“Headlines”) e anthemiche (“Rock of empathy”), mentre nutro qualche piccola riserva nei confronti delle digressioni nella West-Coast statunitense (“Lovesong”, non lontana da certi America), di certo raffinate e ben realizzate (anche grazie al prezioso contributo vocale di Johanna Hjort) e ciononostante non proprio entusiasmanti.
Gli Autumn’s Child con “Melody lane” confermano la loro posizione di rilevo nell’ambito del rockrama melodico internazionale, scalando anche qualche posizione nelle gerarchie di riferimento … i requisiti per accedere ai vertici della classifica ci sono tutti e non manca molto al raggiungimento di un obiettivo per troppo tempo (inaspettatamente) disatteso.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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