Copertina 7

Info

Anno di uscita:2026
Durata:35 min.
Etichetta:Dying Victims Productions

Tracklist

  1. WARNING
  2. MAXIMA CULPA
  3. SLEDGEHAMMER
  4. EIGHTH SACRAMENT
  5. SHIT HE FORGIVES
  6. CARDINAL SINNER
  7. CANCER CROSS
  8. CROSSBURN
  9. MERCY SWALLOWER
  10. FREAK MAGNET (L7 COVER)
  11. RETROGARDE METAL
  12. CRURIFRAGIUM

Line up

  • Borys Crossburn: vocals, guitar
  • Blackstuff: bass
  • Sledgehammer: drums

Voto medio utenti

Anche stavolta sono passati tre anni (mese più, mese meno) per poter ascoltare il nuovo album dei nostrani Barbarian, band thrash/speed/black oramai sulle scene da poco più di quindici anni. Un considerevole lasso di tempo, in cui se l'energia e la passione che hanno animato, e continua ad animare i tre musicisti, tra i quali dei membri iniziali è rimasto solo Borys Crossburn alla chitarra e dietro al microfono, la proposta musicale è rimasta pressochè immutata negli ann. Certo, sarebbe alquanto stupido chiedere ad un gruppo che suona questo tipo di genere di svegliarsi una mattina e chiedergli un disco progressive/ambient, ma una leggere varietà nei pezzi era quello che, a mio parere, mancava negli ultimi dischi. Tanti i riferimenti a grandi come Sodom e sopratutto Celtic Frost (ricordo la copertina dell'EP 'A Kiss Or A Whisper'), ma si era arrivati a un punto dove ad esempio, era difficile dire "oh, questo pezzo è sul secondo album!" e "quest'altro sta sul penultimo!", tanto le canzoni era molto simili fra loro.

'Reek Of God', questo il titolo della loro ultima fatica, tra l'altro prima sulla sempre affidabile Dying Victims Productions, riesce fortunatamente ad invertire tale direzione. Un vero e proprio inno di battaglia, come si evince già dalla copertina, ma non di queli solenni, eleganti, e tronfi. No, qui sono 35 minuti circa di schiaffi in faccia, e tolte la doppietta iniziale e finale 'Warning / Crurifragium' che fungono da intro e outro, il resto è puro thrash/black metal sputato in faccia senza tanti riguardi. Produzione e suoni senza tanti riguardi, per pezzi come 'Retrogarde Metal', 'Shit He Forgives', o l'adrenalica 'Sledgehammer' riescono ad assolvere perfettamente il loro compito senza perdersi nella mischia e, finalmente, rimanendo nella memoria con ritornelli semplici ma efficaci, evitando quella fastidiosa sensazione di copia incolla che, purtroppo, è presente in episodi minori come su 'Cardinal Sinner' e 'Crossburn', ma sono dettagli che non vanno a inficiare il risultato complessivo. C'è, ogni tanto, anche dello spazio per brevi cavalcate dal sapore epico che ricordano una sorta di Omen posseduti dal demonio, e che vanno sicuramente a diversificare un po' un album che, altrimenti, sarebbe stato eccessivamente stantio.

Complimenti dunque ai Barbarian, che fanno iniziare il 2026 con il ritmo giusto, e con una decisa accelerata e miglioramento a questo punto della loro carriera con un disco che sarebbe un peccato perdersi. Chapeau!

Recensione a cura di Francesco Metelli

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