Copertina 8

Info

Anno di uscita:2024
Durata:38 min.
Etichetta:Frontiers Music

Tracklist

  1. ALIVE
  2. FIND WHAT YOU’RE LOOKING FOR
  3. DONE DOIN’ ME
  4. NOT AFRAID TO FALL
  5. TELL ME WHAT YOU WANT
  6. GIVE IT ALL
  7. LOVE COMES
  8. BROKEN
  9. LIVIN’ OUT LOUD
  10. DOESN’T FEEL THAT WAY

Line up

  • Johnnie Dee: vocals
  • Derry Greham: guitars, keyboards, backing vocals
  • Dave Betts: drums
  • Gary Lalonde: bass
  • Peter Nunn: keyboards

Voto medio utenti

Ah, il Canada … quante soddisfazioni ha saputo riservare agli estimatori dell’hard melodico … Loverboy, Harlequin, Harem Scarem, Toronto, Haywire, The Works (ma l’elenco è molto più corposo …) e poi loro, gli Honeymoon Suite, da inserire, come parecchi dei nomi appena citati, nella categoria dei cosiddetti cult-heroes, per una qualità del loro lavoro esaltata dalla critica e dagli appassionati, ma non riconosciuta “universalmente” (soprattutto dalle nostre parti) per il suo reale valore artistico.
Se il capolavoro dei canucks è di sicuro “The big prize” (giustamente incensato dall’esimio “collega” Zampolini), la loro carriera (iniziata nel lontano 1981 e “frenata” anche da un brutto incidente stradale occorso al singer Johnnie Dee) ha sempre garantito standard artistici medio-alti, per la felicità di chi li ha seguiti con autentica devozione nel corso degli anni.
Una fedeltà che attendeva da troppo tempo un riscontro sulla lunga distanza (dopo il full-length del 2008 “Clifton Hill”, nel 2016 c’era stato “Hands up”, un interessante reminder sotto forma di Ep), finalmente concretizzato grazie alla Frontiers Music e a questo “Alive”.
Anticipato dai singoli “Tell me what you want” e “Find what you’re looking for”, pubblicati rispettivamente nel 2019 e nel 2020, l’album vede gli Honeymoon Suite collaborare con il produttore e compositore Mike Krompass, ed è sufficiente uno sguardo al curriculum di quest’ultimo (Meghan Trainor, Theory of a Dead Man, Three Days Grace, …) per assistere, da parte dei primigeni cultori della band, al più classico dei “sollevamenti di sopracciglio” da scetticismo.
Ed in effetti durante l’ascolto non è difficile rilevare una certa “rigenerazione” del tipico suono del gruppo, sempre più convogliato in un contesto “modernizzato”, ma per tranquillizzare i fans maggiormente ansiosi mi sento anche di affermare che il processo di aggiornamento non è fastidiosamente invasivo, pur riconducendo il contenuto dell’albo al concetto di “radiofonico” come lo intendiamo nel terzo millennio.
Impressione confermata fin dall’opener e title-track dell’opera e dalle già note “Find what you’re looking for” e “Tell me what you want”, ottimi esempi di vivace pop-rock adatto all’airplay contemporaneo, e se “Done doin’ me” e “Livin’ out loud” innervano la coreografia armonica del programma a colpi di ritmiche pulsanti e di scosse funky, “Not afraid to fall”, assieme ad un gradevole tocco vagamente folk, piazza uno di quei ritornelli davvero perfetti per essere memorizzati senza quasi accorgersene.
L’anthemGive It all” mesce in maniera più “tradizionale” hard e AOR e non per questo si dimostra meno efficace delle tracce appena menzionate, allo stesso modo in cui “Love comes” e “Doesn’t feel that way” affascinano sfruttando le assodate peculiarità della ballata passionale.
La “palma” di brano meno convincente del disco va infine assegnata a “Broken”, un po’ troppo lezioso e manieristico, a completamento di una quarantina di minuti di musica rock complessivamente parecchio appagante.
Sottolineando l’ottima resa sonora di “Alive” e lo splendido stato di forma di questi virtuosi veterani della scena, non posso far altro che accogliere il ritorno degli Honeymoon Suite con somma soddisfazione, evitando ardui e avventati paragoni con il loro passato “remoto” e gioendo per un presente che magari potrà destare qualche perplessità tra i melomani più “rigorosi” e colpisce tutti gli altri per la sua fondatezza artistica e la notevole freschezza espressiva.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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