Copertina 7

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2023
Durata:45 min.
Etichetta:El Puerto Records

Tracklist

  1. BAPTIZED IN SORROW
  2. BLOODRAGE
  3. LIONHEART
  4. EXECUTOR
  5. WASTELANDS
  6. THE LOST AND THE DAMNED
  7. FOREVERMORE
  8. THE RIPPER
  9. LEFT ALONE
  10. UNITED

Line up

  • Rio Ullrich: vocals
  • Michael Kaspar: bass
  • Pascal Lorenz: guitars
  • Jack the Riffer: guitars
  • Chris Hauske: drums

Voto medio utenti

I Generation Steel sono alfieri del Metal teutonico (ma non solo...) e si sono formati in tempi piuttosto recenti dal chitarrista Jack The Riffer (ex Bullet Train ed ex-Dead Man's Hand), al quale si sono aggiunti il bassista Michael Kaspar (ex Squealer), il chitarrista Pascal Lorenz (ex Oscura), il drummer Martin Winter e il cantante Mario Ullrich. Sono poi arrivati piuttosto velocemente all'esordio, "The Eagle Will Rise" prodotto da Uwe Lulis (ora negli Accept ma che aveva avuto un ruolo importante per il comeback dei Grave Digger) e uscito per la Pure Steel Records.
Il nuovo album, "Lionheart", esce invece per la El Puerto Records (etichetta fondata dal chitarrista di Brainstorm, Torsten Ihlenfeld) e, ancora sotto la guida di Uwe Lulis, vede i Generation Steel muoversi sulle precedenti coordinate musicali, fortemente influenzate da gruppi come Accept e Iron Savior, con in più un pizzico del Thrash degli Overkill, che mi pare di cogliere già nell'opener "Baptized in Sorrow" o su "Executor".
Si rivela più quadrata e teutonica la seguente "Bloodrage", nuovamente impreziosita dal basso di Kaspar, mentre la titletrack parte sparata e spedita, con un approccio accostabile a quello dei Metal Church dove lo stesso Ullrich che mi ha ricordato non poco Mike Howe. Come già lasciato intendere anche la seguente "Executor" mostra un'indole thrasheggiante e vede Jack the Riffer lasciare le briglie alla propria chitarra; quindi, l'intro effettato di "Wastelands" prelude a un episodio scandito e spigoloso ma non particolarmente avvincente, così come la seguente "The Lost and the Damned", per quanto entrambe siano ben affrontate da un Mario Ullrich che si rivela interprete in grado di svariare senza andare fuori giri. A dare una bella scossa all'album arriva la vivace "Forevermore", ben incalzata dalla sezione ritmica e con le chitarre a dare delle rasoiate, saettanti ed affilate, al suo tessuto musicale. Nuovo giro di ruota ed ecco altre atmosfere a rispondere all'appello: quelle cadenzate e più oscure di "The Ripper", altra gran bella prova d'assieme dei cinque musicisti tedeschi che nell'occasione sembrano ispirati dai connazionali Grave Digger. Con "Left Alone" si riprende a correre, ma più che i 100 metri sembra di essere ad un 3000 siepi, dove gli ostacoli sono piazzati tutti a livello del refrain, un po' slegato dal contesto e dove per la prima volta incrociamo un Ullrich in difficoltà. "United" riscatta però ogni incertezza, una canzone deflagrante che sotto le mazzate telluriche di Christian Hauske e le sciabolate dei due chitarristi ci sospinge sino al termine del disco, che si chiude su un brevissimo arpeggio.

Nell'imminente tour di supporto all'album, al fianco di Manimal e Mentalist, i Generation Steel dovranno rinunciare (per problemi di salute) a Mario Ullrich che sarà sostituito da Chris Richter (Cruzader e Stay Hungry). Nell'augurare a Ullrich una pronta e completa guarigione, aspettiamo di vedere se la formazione tedesca verrà per qualche data live anche dalle nostre parti, per testarne il valore anche dalle assi di un palco.



Metal.it
What else?
Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

Ultime opinioni dei lettori

Non è ancora stata scritta un'opinione per quest'album! Vuoi essere il primo?

Ultimi commenti dei lettori

Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?
Queste informazioni possono essere state inserite da utenti in maniera non controllata. Lo staff di Metal.it non si assume alcuna responsabilità riguardante la loro validità o correttezza.