Copertina 8

Info

Genere:Power Metal
Anno di uscita:2023
Durata:58 min.
Etichetta:Atomic Fire Records

Tracklist

  1. CYCLUS DOLORIS
  2. RIDE INTO THE STORM
  3. DEAD MAN ON DISPLAY
  4. TIDE OF CHANGES - PART I
  5. TIDE OF CHANGES - PART II
  6. VIDA SECA
  7. GODS OF THE WORLD
  8. CYCLES OF PAIN
  9. FAITHLESS SANCTUARY
  10. HERE IN THE NOW
  11. GENERATION WARRIORS
  12. TEARS OF BLOOD

Line up

  • Rafael Bittencourt: guitars, percussion, vocals (backing)
  • Felipe Andreoli: bass, vocals (backing)
  • Fabio Lione: vocals (lead)
  • Bruno Valverde: drums
  • Marcelo Barbosa: guitars

Voto medio utenti

Deus le volt!

Finalmente gli Angra ce l’hanno fatta!
Il nuovo Cycles Of Pain, uscito per la Atomic Fire Records, rappresenta quel disco che, per sentimento, ispirazione, eleganza ed efficacia, mancava dai tempi di Temple Of Shadows!
Sostanza, intensità emotiva e melodia si fondono armonicamente tra loro, dando vita a un album totalmente convincente e "100% Angra”; ammesso abbia ancora senso oggi, adottare questo monicker, visto che ormai, l’unico membro storico rimasto è Rafael Bittencourt.
Ma d’altronde, come mi ha suggerito malignamente (o saggiamente?) qualche collega più esperto di me in redazione: il “marchio” evoca ricordi e genera emozioni; ergo, è il “marchio” a vendere!
Ora, tralasciando l’immancabile vena polemica, figlia solo dell’amore che ho sempre provato e che, nonostante tutto, provo tuttora per la band, passiamo all’analisi dettagliata, e il più oggettiva possibile, di Cycles Of Pain.

In questo lavoro, la line-up degli Angra versione “3.0” o “4.0 “ (o forse, sarebbe meglio dire, “MILLE.0”), riesce finalmente a essere sé stessa, mettendo a nudo la propria anima e scrollandosi di dosso i paragoni con un passato glorioso ma, altresì ingombrante, la cui impronta, è comunque sempre palpabile. Cycles Of Pain ha infatti il grande merito di reinterpretare le tipiche sonorità tradizionali della band, in maniera da valorizzare al meglio le caratteristiche degli attuali membri, amalgamandole con qualche componente innovativo.
I richiami ai momenti più significativi dell’ “Era Falaschi”, riconducibili quindi ad album come Rebirth o al già citato Temple Of Shadows, si palesano attraverso composizioni di matrice prog-power, quindi abbastanza energiche, eppure sempre eleganti, caratterizzate da atmosfere evocative, come la opener Ride Into The Storm, l’avvincente Dead Man On Display, l’onirica Here In The Now oppure ancora, l’agguerrita Generation Warriors.
Colpiscono poi, alcuni aspetti abbastanza originali nella concezione musicale della band, come la dimensione spigolosa e cinematografica della tecnicissima Gods Of The World che, per caratteristiche, inizialmente sembra un pezzo scritto da Michael Romeo ma, ben presto, diventa un brano “griffato Angra” a tutti gli effetti. A tanta aggressività, fanno da contraltare le intense aperture melodiche della title-track, in cui Fabio Lione, autore di una prova maiuscola, sembra ripescare dal suo passato più progressivo, tra Athena e Vision Divine. Anche Tide Of Changes, suddivisa in due capitoli, è una traccia piena di trasporto emotivo, in cui spicca un refrain astuto, che rimane ben impresso nelle orecchie dell’ascoltatore, mentre Vida Seca e Faithless Sanctuary, per musicalità e struttura, possono essere considerate una sorta di piacevole digressione agli indimenticabili anni di Holy Land, con l’intera band impegnata a ricreare quelle gloriose atmosfere ma, meno spensierate e riadattate in un’ottica moderna, con esito sorprendentemente positivo. Chiude infine il sipario, la teatrale Tears Of Blood, con le sue velleità operistiche, che vede la partecipazione, in veste di special guest, dell’inconfondibile Amanda Sommerville.

Impeccabile la prestazione di tutti i musicisti, con un Fabio Lione sugli scudi e ormai completamente a proprio agio nelle vesti di vocalist della leggendaria band brasiliana, Rafael Bittencourt e Marcelo Barbosa, con le loro chitarre, tessono trame pungenti, ma sempre raffinate; magistrale poi, la prova della sezione ritmica, affidata alla tecnica di Felipe Andreoli al basso e all'energia di Bruno Valverde alla batteria.

L’incoraggiante sensazione finale è che gli Angra, dopo aver vissuto un ventennio di (pochi) alti e (tanti, troppi) bassi, abbiano finalmente ritrovato il proprio spirito originario, ma anche nuova linfa vitale, a livello di song-writing, riuscendo a limare tutte quelle imperfezioni che erano emerse nei dischi precedenti, pieni di spunti interessanti, ma troppo disomogenei e incostanti. Cycles Of Pain invece è un album compatto, emozionante e convincente, forse un pò lungo, ma di classe indiscussa e di assoluto spessore qualitativo.
Bentornati “Angra”!





Recensione a cura di Ettore Familiari

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