Edge Of Forever - The Days Of Future Past - The Remasters

Copertina 8

Info

Anno di uscita:2022
Durata:non disponibile
Etichetta:Frontiers Music

Tracklist

  1. FEEDING THE FIRE
  2. BIRTH OF THE SUN
  3. PRISONER (FEAT. JEFF SCOTT SOTO)
  4. WHATEVER COMES
  5. MOTHER OF DARKNESS
  6. BLOODSUCKER
  7. THE ROAD WE WALKED ON
  8. DANCE INTO THE FIRE
  9. GATES OF HELL
  10. I WON'T BE A FOOL NO MORE
  11. SNAKE EYES (BONUS TRACK)
  12. THE MACHINE
  13. SHADE OF NOVEMBER
  14. ONE LAST SURRENDER
  15. CRIME OF PASSION
  16. LET THE DEMON ROCK 'N' ROLL
  17. A DEEP EMOTION
  18. FEEL LIKE BURNING
  19. MOUTH OF MADNESS
  20. IN MY EYES
  21. EDGE OF FOREVER
  22. DEVIL IN YOU (BONUS TRACK)
  23. DISTANT VOICES
  24. ANOTHER PARADISE
  25. LONELY
  26. EDGE OF LIFE
  27. I WON’T CALL YOU
  28. MY REVENGE
  29. WHAT I’VE NEVER SEEN
  30. WHAT A FEELING
  31. EYE OF THE STORM
  32. AGAINST THE WALL
  33. SHE'S THE STAR I HAD INSIDE (BONUS TRACK)

Line up

  • Bob Harris: vocals
  • Alessandro Del Vecchio: keyboards, vocals, backing vocals
  • Matteo Carnio: guitars
  • Christian Grillo: bass
  • Walter Caliaro: guitars
  • Nik Mazzucconi: bass
  • Francesco Jovino: drums, percussion

Voto medio utenti

Con ancora ben vivido nel compiaciuto apparato uditivo l’eccellente “Seminole”, accolgo con notevole favore questa splendida ristampa in un’unica soluzione delle prime tre incisioni degli Edge Of Forever, gruppo fondamentale per rafforzare la non sempre solidissima credibilità internazionale dell’hard-rock del Belpaese.
Raccogliere in una sola diffusione discografica il contenuto (rimasterizzato) di “Feeding the fire”, “Let the demon rock ‘n’ roll” e “Another paradise” equivale a dedicare ad Alessandro Del Vecchio e ai suoi pards una meritatissima retrospettiva, (ri)scoprendo quanto la band fin dal suo esordio sapesse trattare la “materia” con innata competenza e ispirazione, sorprendendo per la disinvoltura, la sicurezza e la forza comunicativa con cui si poneva sul mercato internazionale.
I principianti del rock più volenterosi e meno impigriti avranno così, grazie a “The days of future past”, la possibilità di solcare un formidabile percorso artistico iniziato “col botto”, con un disco che ancora oggi è altamente competitivo in quel settore musicale che vede Rainbow, Deep Purple, Talisman e Malmsteen tra i prioritari punti di riferimento.
Poter contare sulla produzione di Marcel Jacob e sulla presenza di Jeff Scott Soto (ospite in “Prisoner” e artefice delle backing vocals dell’albo) ha ovviamente contribuito ad alimentare le suddette suggestioni, ma a stagliarsi immediatamente al di sopra di ogni altra valutazione è la prestazione monstre di Bob Harris (Axe), un cantante non sempre adeguatamente incensato e invece spettacolare per gamma espressiva e spessore interpretativo.
Il resto lo fanno canzoni sempre molto incisive e convincenti, che rendono “Feeding the fire” un ascolto imprescindibile per chi ama “il rock duro con tastiere”, esemplificato al meglio delle sue possibilità in brani come la title-track, “Birth of the sun”, “I Won't be a fool no more” o nella stessa “Prisoner” in cui Harris e Soto si sfidano a colpi di perizia microfonica sfruttando una struttura armonica e strumentale davvero sfarzosa.
Se volete un altro saggio di fruttuosa alchimia tra melodie pulsanti e pathos vocale arriva la Rainbow-ianaMother of darkness” a soddisfare le vostre necessità, mentre sono certo che i fans dei Rising Force non mancheranno di fremere per “Bloodsucker” e "The gates of hell", allo stesso modo in cui gli estimatori delle sonorità più passionali e “adulte” vedranno i propri sensi invasi di benefiche scosse endorfiniche in “The road we walked on”, impreziosita da un'altra grande prova del vocalist americano.

Poco dopo l’uscita dell’apprezzato esordio, gli Edge Of Forever tornano in studio questa volta sotto il coordinamento produttivo di Bobby Barth (famoso per aver lavorato, tra gli altri, con Jaded Heart, CITA e Guild Of Ages, nonché per essere il fondatore degli Axe) e sfornano “Let the demon rock ‘n’ roll”, la conferma che una label prestigiosa del calibro della MTM non aveva preso un abbaglio nell’investire su questa brillante coalizione italo-statunitense.
The machine” e “Shade of november” (con un Harris “posseduto” dallo spirito di Glenn Hughes) si rivelano, infatti, ottimi esempi di un songwriting tanto alimentato dai classici quanto privo di fastidiose “cristallizzazioni”, e anche se forse il programma sconta qualche piccolo calo di tensione, è sufficiente anche solo un contatto con “One last surrender”, “A deep emotion” e “In my eyes” per apprezzare l’eloquenza melodica di livello superiore di cui è dotato il gruppo.
L’ultima segnalazione la spendiamo per il clima fosco della title-track dell’opera e per il brano “manifesto” “Edge of forever”, che si spingono fino ai Sabs per completare una celebrazione della tradizione attuata con buongusto e vocazione.

Quando arriva “Another paradise” a cinque anni dal suo predecessore, è chiaro che “qualcosa” è cambiato nella consapevolezza artistica degli Edge Of Forever, capaci di superare il fallimento della MTM e di diventare una formazione musicale completamente “italiana”.
Soprattutto è mutata la fiducia di Del Vecchio nei propri mezzi vocali (fu lo stesso Harris a spronarlo in tal senso) e con l’avvento della sua leadership canora si concretizza anche un disco che considero una vera “pietra angolare” nella storia dell’hard melodico tricolore.
Difficile trovare momenti deboli nella scaletta dell’albo e i ricchi registri fonatori di Alessandro si addicono perfettamente a un ambiente sonoro che pur senza rinnegare il suo passato diventa maggiormente raffinato e soprattutto “personale”, andando a incrementare ulteriormente una classe già assai elevata.
Distant voices”, “Another paradise” (da “brividi” autentici il duetto con Roberto Tiranti), “Lonely” (a tratti sembra cantata da Eric Martin …), la vagamente Bon Jovi-escaEdge of life”, e poi ancora i gioiellini AORI won’t call you” e “Eye of the storm” e l’intensa “What I’ve never seen” sono solo alcuni dei pezzi per cui la menzione è assolutamente doverosa, all’interno di una raccolta, lo ripeto, caratterizzata integralmente da frammenti sonici animatori di pura estasi emozionale.

Concluso un “viaggio nel tempo” comunque pienamente attuale, non rimane che segnalare la presenza di tre godibili bonus-tracks (una per dischetto) destinate a ingolosire almeno un po’ anche i fedeli ammiratori degli Edge Of Forever, e poi plaudere (come già successo in occasione della recente analoga pubblicazione riservata ai Mecca) la Frontiers Music per questo “The days of future past”, un ottimo modo per esaltare un talento tecnico e compositivo enorme, in grado di evolversi e continuare a regalare fino ai giorni nostri momenti di grande musica.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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