Copertina 7

Info

Genere:Power Metal
Anno di uscita:2022
Durata:56 min.
Etichetta:Frontiers Records

Tracklist

  1. ONE WORD
  2. THE LAST WAVE
  3. SHUT IT OUT
  4. CITY OF HATE
  5. ONE MORE RIVER TO CROSS
  6. MORNING STAR
  7. HUNT ME TO THE END OF THE WORLD
  8. BRINGERS OF THE DARK
  9. THE OTHER SIDE
  10. THE LAST SHIP
  11. THE PASSENGER

Line up

  • Mike Terrana: drums
  • Magnus Karlsson: guitars, bass, keyboards
  • Ronnie Romero: vocals

Voto medio utenti

Allora, partiamo dall'inizio: io adoro Magnus Karlsson. Adoro il modo in cui suona la chitarra (e non solo), con quel tocco shred ma melodicissimo, e mi piace un sacco il modo in cui scrive, per le mille incarnazioni della sua arte. E' uno dei pochi songwriters che, nell'ambito del metal/power, riesce a fondere la cattiveria con la melodia, ed ha davvero un orecchio molto allenato per il radio-friendly. Non è un mistero, quindi, perché la Frontiers se lo tenga ben stretto nel roster creativo.

Detto questo, il terzo album dei The Ferrymen è, niente di più e niente di meno, quello che vi aspettereste. La voce di Ronnie Romero a me non è mai piaciuta, troppo derivativa e troppo 'copiata' per me, anche se non posso non riconoscerne l'oggettivo valore tecnico, ed un timbro che fa l'amore con Jorn, Dio (je piacerebbe) e tutta quella pletora di cantanti aggressivi-ma-melodici che, tra l'altro, a me piacciono sempre molto, se non sono delle copie carbone.
Chiude il trio Mike Terrana, un batterista che ODIO guardare, perché ha un bisogno di attenzioni che rasenta il patologico, ma che mi piace sempre ascoltare, perché, al netto delle sue sbrodolate da personaggio, 'ci tira dentro di brutto'. D'altronde, se il buon Mike è uno dei session più ingaggiati in ambito heavy/power, non sarà certo perché fa girare le bacchette o fa le facce da duro.
Ok Sbranf, hai finito col preambolo o dobbiamo aspettare altre 6000 parole prima di sapere qualcosa di sto disco?
Hai ragione, amico lettore. Scusa.

Dunque.

"One more River to Cross" somiglia in tutto e per tutto ai suoi predecessori: belle canzoni, cariche e potenti, melodia veicolata dalla voce ruvida di Romero, una bella produzione ad opera di quel gentiluomo di Simone Mularoni (mi devi un caffé), ed ecco servito un prodotto che, semplicemente, è costruito per non fallire. Al netto di questo, ci sento ispirazione, scintilla creativa, originalità, qualcosa che mi faccia girare la testa e ritornare indietro a risentire un passaggio? NO. Sta a voi decidere se questo sia un pregio o un difetto.

"One More River to Cross", insomma, è come un piatto di spaghetti al pomodoro: buonissimi e non li cambierei per niente al mondo, ma, ecco, quello sono. Posso avere un po' di grana grattugiato, almeno?



Recensione a cura di Pippo ′Sbranf′ Marino

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