Copertina 7,5

Info

Genere:Death Metal
Anno di uscita:2021
Durata:35 min.
Etichetta:Memento Mori

Tracklist

  1. GOD IS DEAD, SATAN LIVES (ROSEMARY'S BABY)
  2. APPALLING ABOMINATION
  3. MY MEDIEVAL URGES MATERIALIZED
  4. INFESTATION OF ATROCIOUS HUNGER
  5. INFERNA KABBALAH
  6. GRUESOME SACRED ORGASMS
  7. FILTH-RIDDEN FLESH
  8. DESECRATION OF THE CHRISTIAN EXISTENCE

Line up

  • John Grim: Vocals, Bass
  • Dimitris Sakkas: Guitars, Drums

Voto medio utenti

E’ ormai assodato che gli Ectoplasma appartengono a quelle band i cui lavori si possono acquistare a scatola chiusa.

“Inferna kabbalah” è l’ennesimo capitolo di una discografia impeccabile – il terzo negli ultimi quattro anni - in cui davvero si fa fatica a trovare un elemento fuori posto, storcere il naso o terminare l’ascolto masticando amaro per l’insoddisfazione.

Il combo ellenico guidato da Giannis Grim continua a tenere alto il gonfalone del death metal ellenico con un’opera che affonda le radici nel death metal degli anni 90. Alle tradizionali influenze floridiane che hanno fornito linfa vitale ai precedenti lavori (Massacre, Death e Malevolent Creation su tutti), a questo giro di danze, si nota con piacere – o perlomeno io noto con piacere - qualche ammiccamento a quelle magnifiche macchine da guerra che prendono Bolt Thrower e Benediction, in un mix tanto trascinante quanto gradevole.

Si parte con piglio guerriero con l’opener “God is dead, Satan lives! (Rosemary’s baby)”, brano forgiato su una linearità trascinante che non chiede altro di esser ascoltato con il corpo piuttosto che con la mente, e la successiva “Appaling abomination” che marcia indefessa su binari ricchi di groove che conducono diretti al biennio 1990/1992.

Meno di nove minuti ed il motore di “Inferna kabbalah” è quindi entrato a pieni giri, la parte centrale costituita dalla tripletta “My medieval urges materialized”, ”Infestation of atrocious hunger” e la titletrack (ottima) rimbombano come una esplosione nelle nostre orecchie fra cambi di tempo, movimenti più dinamici, con un pizzico di melodia (che non guasta mai) e malignità senza cadere nello stantio riciclo che spesso troviamo in lavori similari ma, oggettivamente, di qualità inferiore.

La parte finale di “Inferna kabbalah” non scema di intensità, e quando la tagliente “Desecration of the christian existence” termina di fare il suo mestiere, non si può che ritornare al concetto espresso in apertura: i lavori degli Ectoplasma si possono acquistare a scatola chiusa.

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