Nunslaughter - Red Is the Color of Ripping Death

Copertina 7,5

Info

Genere:Death Metal
Anno di uscita:2021
Durata:34 min.
Etichetta:Hells Headbangers Records

Tracklist

  1. MURMUR
  2. BROKEN AND ALONE
  3. TO A WHORE
  4. BANISHED
  5. RED IS THE COLOR OF RIPPING DEATH
  6. EAT YOUR HEART
  7. ANNIHILATE THE KINGDOM OF GOD
  8. BEWARE OF GOD
  9. BLACK CAT HANGING
  10. DEAD IN TEN
  11. THE DEVIL WILL NOT STRAY
  12. THE TEMPTRESS
  13. CASKET LID CREAKS
  14. BELOW THE CLOVEN HOOF

Line up

  • Don of the Dead: Vocals
  • Tormentor: Guitars
  • Wrath: Drums
  • Detonate: Bass

Voto medio utenti

A fronte di una produzione di 7” ed EP praticamente sterminata (a memoria mi sembra che solo gli storici grinder belgi Agathocles ne abbiano rilasciati in misura superiore) i gloriosi veterani del death metal underground a stelle&strisce Nunslaughter hanno sempre centellinato le produzioni sulla lunga distanza.

“Red is the color of ripping death” è, infatti, il quinto full lenght della band capitanata dal carismatico Don Of The Dead - il quinto dal 1987 per capirci meglio – e basta l’attacco dell’opener “Murmur” per capire che nel cuore dei deathster americani brucia ancora tanta passione ed energia.

L’attitudine punkeggiante ed hardcore della band ha radici lontane che risalgono agli albori della scena death e ciò si traduce nel fatto che le canzoni siano dirette, feroci e di breve durata, sostenute da una struttura agile che consente una precisa replica quando eseguite in sede live.

I Nunslaughter si lasciano andare alle tipiche variazioni sul tema, giocando con l’ascoltatore nel proporgli una alternanza fra veloci schegge metalliche impazzite (v. “Beware of god”, “Murmur”, “Below the cloven hoof”, “Broken and alone”) la cui durata difficilmente sconfina i due minuti di durata e brani più cadenzati, ed altre dal mood più cadenzato, meno frenetico, in cui si può riscontrare una predisposizione all’inserimento di contaminazioni vicine al doom (ed a un certo approccio primissimi Autopsy) come “Banished”, “Black cat hanging”, “Casket lid creaks”.

Ma il vero punto di forza di “Red is the color of ripping death” sta nel suo esser fresco ed attuale, nel suo risultare solido e competitivo e nel saper trasmettere quella sana violenza iconoclasta che dovrebbe sempre ardere all’intero di in un disco death metal.

Infine, nota di merito va al batterista Wrath, musicista agile dietro le pelli sia quando si tratta di spingere al massimo, sia quando passa a ritmi più cadenzati o nel d-beat, ed ormai completamente calato nel ruolo a lungo occupato dal compianto Jim Sadist. Don ha scelto la persona giusta.

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