Copertina 6

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2021
Durata:48 min.
Etichetta:Frontiers Music

Tracklist

  1. CONJURE RAINS
  2. THE RACE
  3. DIAMONDS AND DARK
  4. WORST PART OF ME
  5. GLASS CROWN
  6. TITANIUM
  7. BRAVADO
  8. SILVER LINING
  9. HAVEN
  10. DELIVERANCE
  11. EYES WIDE OPEN

Line up

  • Marina La Torraca: vocals
  • Joeri Warmerdam: drums
  • Max van Esch: guitars, bass

Voto medio utenti

I Phantom Elite, qui al secondo album, sono un progetto costruito sulle spalle di Sander Gommans (ex- After Forever) e della cantante Marina La Torraca (Exit Eden, live anche con gli Avantasia). Classica produzione made in Frontiers, la line-up si è completata con ottimi musicisti per dare vita a questo secondo capitolo, a titolo "Titanium".

E fin qui la fredda cronaca. Ma cosa ci aspetta dentro questo album? Beh, la matrice è sicuramente un power mooooolto moderno, con tanto di chitarrone a 7 corde, riffoni grossissimi, pochi solos (ma molto buoni), e la voce di Marina a farla da assoluta protagonista.

Come forse avrete intuito, l'Amaranthometro si è subito acceso, ed ha continuato a lampeggiare per tutta la durata di questo album; ma c'è livello e livello, e qui si predilige decisamente la composizione e lo strumento vero, al plasticoso guazzabuglio che tanto di moda va in questi ultimi anni. Sentire per credere il riff spaccaossa di "Diamonds and Dark" o della iniziale "Conjure Rains" che, seppur mescolate con quelle tastierine che stanno quasi per farti scappare via, poi si aprono in pezzi ben costruiti e ben cantati (a proposito, qua e là troverete anche la partecipazione di Amanda Somerville e di Stef Rikken).

Insomma, complice qualche apertura sinfonica e una line-up obiettivamente brava, "Titanium" si salva dalla lettera scarlatta, e si fa ascoltare per quello che è, ossia un album di buon metal, con inevitabili contaminazioni commerciali. Ci sono comunque gli occhiolini maliziosi a Elize e soci? Purtroppo sì, vedi inserti elettronici, growl che fanno tenerezza e altre ingenuità tanto di moda, ma questo è il Sign of the Times, per citare il mai troppo compianto Prince.

Recensione a cura di Pippo ′Sbranf′ Marino

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