Copertina 7

Info

Anno di uscita:2021
Durata:59 min.
Etichetta:Nuclear Blast

Tracklist

  1. VERIKOIRA
  2. NIEMI
  3. LEVäLUHTA
  4. MYLLY
  5. TUULETON
  6. SANATON MAA
  7. KIURU
  8. MIERO
  9. POHJA
  10. HUOLETTOMAT
  11. ANOLAN AUKEAT
  12. PIDOT
  13. JUURET

Line up

  • Cane: guitars, vocals
  • Jonne Järvelä: vocals, guitars, mandolin, hurdy gurdy, violafon, shaman drum, djembe, flute
  • Jarkko Aaltonen: bass
  • Tuomas Rounakari: violin
  • Sami Perttula: accordion
  • Samuli Mikkonen: drums

Voto medio utenti

Credo sia doveroso svolgere una premessa: per chi scrive, “Kulkija” si fregia del titolo di miglior album dei Korpiklaani da un decennio a questa parte.
Partendo da tale antefatto, e considerando altresì la mia scarsa propensione all’ottimismo, le probabilità di tenere il passo che attribuivo al suo successore non erano altissime.
Ebbene: dopo svariati ascolti mi sento di poter affermare che le mie previsioni si sono avverate, benché trovi “Jylhä” un’opera più che dignitosa e tutt’altro che disprezzabile.

Semplicemente, l’ispirazione compositiva a questo giro sembra essersi affievolita, soppiantata da una ragguardevole dose di mestiere, che permette comunque ai Nostri di portare a casa la pagnotta.
Con ciò, si badi, non intendo suggerire che l’undicesimo (!) full length della formazione silvana si trinceri pavidamente in difesa, limitandosi a riproporre sbiadite fotocopie dei brani che hanno donato loro la notorietà.

In realtà, “Jylhä” mette in mostra una varietà spiazzante: in poco più di un’ora di durata, infatti, il loro celebre folk metal si tinge di classic (penso al roccioso riffing di “Verikoira”, addirittura priestiana in alcuni frangenti, ed all’arrembante “Niemi”), si contamina col country western (l’indiziata principale è “Pidot”) e si lascia ammaliare dal reggae (“Leväluhta”), oltre a lanciarsi in territori articolati anzichenò (la conclusiva “Juuret” su tutte).
Il problema, dunque, non va ricercato nella stagnazione stilistica, quanto piuttosto nella qualità intrinseca dei brani.

I Korpiklaani, ad onor del vero, hanno sempre disseminato qualche filler nelle proprie release, però stavolta il novero dei brani “passabili e nulla più” è sin troppo folto.
Miero”, “Huolettomat”, “Pohja” e “Kiuru”, giusto per fare nomi e cognomi, poco aggiungono ad un platter che avrebbe a mio avviso tratto grande giovamento da una maggior snellezza.
Una volta ancora, inoltre, manca il classico inno etilico caciarone che ti ritrovi a canticchiare nelle occasioni meno opportune, ma sotto tale profilo non ce la sentiamo d’imputare alcunché a Jonne e soci: invecchiamo tutti, ed evidentemente oggi calzano meglio vesti più malinconiche e riflessive.

Tirando le somme, “Jylhä” non incanta, ma nemmeno delude; al netto di qualche episodio sorvolabile, il suo ascolto saprà coinvolgere e divertire i fans.
Il che, a voler ben vedere, non è affatto un risultato trascurabile.
Recensione a cura di Marco Cafo Caforio

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