Copertina 7,5

Info

Genere:Death Metal
Anno di uscita:2006
Durata:non disponibile
Etichetta:Regain
Distribuzione:Self

Tracklist

  1. BETWEEN DAY AND NIGHT
  2. SHADOWSFEAR
  3. AS HEAVENS COLLIDE...
  4. HELLELUYAH!!! (GOD IS DEAD)
  5. FIELD OF HEADS
  6. PREDATOR
  7. WARLORDS
  8. RED CODE
  9. AMONGST THE RUINS
  10. THEY LIVE!!!
  11. THE BOOK

Line up

  • Piotr "Peter" Wiwczarek: vocals, guitar
  • Maurycy "Mauser" Stefanowicz: guitars
  • Marcin "Novy" Nowak: bass
  • Dariusz "Daray" Brzozowski: drums

Voto medio utenti

Finalmente, aspettavo questo album dall'uscita del precente EP, l'ennesimo della band, che conta infatti moltissime produzioni del genere nella propria discografia, atteso da me in modo quasi ossessivo.
Ma alla fine ecco arrivare nelle mie mani l'ennesimo album dei deathsters polacchi, l'ennesima prova che i Vader, nonostante tristi incidenti di percorso e un periodo di alti e bassi, sono una realtà affermata con una personalità molto rilevante; "Impressions in blood" è il titolo della loro ultima fatica, sinceramente un pelo sotto le aspettative concesse a seguito di "The Art Of War", un "mini" che completato poteva rivelarsi un capolavoro, ma comunque suonato su ottimi livelli con sempre più marcate contaminazioni thrash che ormai fanno parte del sound dei Vader, notevole anche l'aspetto groove del disco, riscontrabile in ogni singola track, credetemi se vi dico che non riuscirete a restare impassibili.
La intro molto banalmente è un pezzo orchestrale, sembra quasi aprire un'album di tutt'altro genere, solo un pò di pazienza e Peter e soci mettono mano agli strumenti, come sempre l'impatto sonoro è molto forte e violento, curato dalla incredibile abilità dietro agli strumenti, supportato da una bestiale velocità dietro alle pelli e controllato da una produzione direi ottimale, che denota l'aggressività che i quattro musicisti cercano sempre di portarsi dietro, album dopo album; le tracce si susseguono senza un filo conduttore, si passa da inni veri e propri, come la blasfemissima "Helleluyah (God is dead)" a pezzi più lenti, riff più gravi e lamentosi, quasi a far sfociare tutto l'odio della band in un singolo brano, come nel caso di "Predator" e la conclusiva "The Book", fino ad arrivare a riff velocissimi privi di pecche, magnifiche "Red Code" e la opener del disco "Shadowsfear", a questo punto non mi rimane che darvi appuntamento al prossimo EP!

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