Copertina 6,5

Info

Genere:Death Metal
Anno di uscita:2020
Durata:37 min.
Etichetta:Rockshots Records

Tracklist

  1. SKY
  2. GALLOWS
  3. MOON, RISE!
  4. LORD OF DREAMS (CULT MARCH)
  5. PLAGUE PEASANT
  6. JääMAA
  7. MEMOIRS
  8. ASTRAL PLANES
  9. FOREVER BLOOD

Line up

  • Edward Torchia: vocals
  • Ville Riitamaa: guitars & backing vocals
  • Henri Heikkinen: guitars
  • Pirkka Birkstedt: bass guitar
  • Ville Virtanen: drums

Voto medio utenti

I Torchia prendono ispirazione da una moltitudine di sottogeneri metal e la loro missione è quella di rivitalizzare il genere del death metal melodico, introducendovi un senso di pericolo e imprevedibilità”.
Ecco, no.
Non scopriamo certo oggi che bio e dichiarazioni sugli album in uscita possano risultare fuorvianti; in questo caso, tuttavia, si lambiscono i confini della mistificazione.

Già, perché i Torchia, almeno per chi scrive, sono bravi: suonano alla grande senza eccedere in tecnicismi, possiedono gusto per armonie e guitar solos, si fregiano di un songwriting sapiente in cui aggressione, velocità, potenza e melodia convivono e si alternano.
Insomma, tutto ciò che ha reso grandi le band melodeath finniche.

Nelle pieghe dei pregi, d’altro canto, si annidano spesso i difetti: in “The Coven” ogni aspetto è sì formalmente inattaccabile, ma non si rinviene pressoché alcuna volontà di discostarsi dai canoni compositivi varati e perfezionati da Omnium Gatherum, Norther, Insomnium e compagnia.
L’effetto déjà vu è in agguato ad ogni stacco, ad ogni intreccio chitarristico, ad ogni linea vocale interpretata dal pur efficace Edward Torchia, ed alla lunga una tale prevedibilità finisce per pesare.

Purtroppo, i risultati si fanno meno positivi allorquando si gioca (timidamente) la carta della modernità e del groove -sì, “Lord of Dreams (Cult March)”: ce l’ho con te-, ragion per cui presumo sia comunque meglio mantenersi nel solco della gloriosa tradizione della terra dei mille laghi… pur consci che, ad oggi, le vette lambite da gemme del calibro di “Shadows of The Dying Sun” o “Beyond” non siano ancora state raggiunte.

In ogni caso complimenti, cari Torchia: non prenderete ispirazione da una moltitudine di sottogeneri metal e non introdurrete chissà quale senso di pericolo e imprevedibilità nel death melodico, ma chi ama il genere dovrebbe senz’altro accordare una chance al vostro “The Coven”.
Promossi, anche se avete scopiazzato un po’.

Recensione a cura di Marco Cafo Caforio

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