Venereal Baptism - Repugnant Coronation of the Beast

Copertina 7,5

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2019
Durata:46 min.
Etichetta: Osmose Productions

Tracklist

  1. TO CASTRATE ANGELIC GRACE
  2. VENEREAL FUCKING WHORE
  3. UNCLEANSED IN CELESTIAL MORTIFICATION
  4. REPUGNANT CORONATION OF THE BEAST
  5. BLASPHEMOUS SARIN EXECRATIONS
  6. UNFUCKABLE PACIFIST GUTTERSLUT
  7. ABHORRENT CESSPOOL OF LESSER HUMAN VESSELS
  8. PESTIFEROUS PIOUS DEFLORATIONS
  9. BORN OF LASCIVIOUS DEGRADATION
  10. ABORTED AT THE FOULEST PIT OF HELL

Line up

  • Adversor: guitars
  • Fermentor: vocals

Voto medio utenti

Questi americani, li conosco abbastanza bene dal punto di vita artistico; ho sia l’ep che il blasfemo esordio di due anni fa con l’imprimatur della leggendaria Osmose.
Ora i nostri tornano sul luogo del delitto ma con una formazione “dimagrita” a soli due elementi, Adversor e Fermentor a gestire il tutto; c’è da dire che il duo nonostante il terremoto a livello di line-up, ha mantenuto la coerenza e la barra a dritta con un disco di puro black/death metal maligno il giusto.
L’opener “To castrate angelic grace”, é tutto un programma già dal titolo; ti mette al muro con un blast beats, con un lavoro di chitarre distruttivo e un growl potentissimo.
La produzione, sporca il giusto e soprattutto il dualismo vocale in alcuni interventi é bestiale, ci sono anche cambi di tempo con riffing zanzarosi e grande lavoro di batteria.
La titletrack, non abbassa il grado di violenza con un assalto devastante e un solo lancinante di puro death, e gli interventi growl/scream si sprecano.
C’è anche una sottile vena melodica, ma sommersa da una sozzura death/black blasfema e malefica, nei cambi impetuosi tra parti tiratissime e altre più pesanti, con un chorus che ti rimane in testa.
Blasphemous sarin execrations”, é un attacco devastante di puro thrash/death, con riffoni segaossa, vocione innestato e incursioni più telluriche.
Le chitarre sono una rete inestricabile di zanzarosità, con un solo disarmonico, rullate e vocione incorporato cavernoso e pieno d’ira, ma c’è anche un tocco melodico perverso al suo interno.
Born of lasciviuos degradation” é un martello pneumatico; chitarroni che squarciano l’udito, bestialità inumana e una selva di scariche di blast beats.
Al suo interno, troviamo anche un intermezzo con doppia cassa innestata in una cavalcata nera e riffing maligni e dissonanti; una piccola pausa, per poi riprendere a picchiare senza sosta alcuna.
Bisogna dire che il duo non inventa nulla, ma conferma la buona salute della band; una seconda prova devastante e che non lascia prigionieri.
Recensione a cura di Matteo Mapelli

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