Copertina 6,5

Info

Genere:Gothic Metal
Anno di uscita:2019
Durata:43 min.
Etichetta:Napalm Records

Tracklist

  1. LET SLEEPING CORPSES LIE
  2. NOW THE SCREAMING STARTS
  3. THE SUMMONING
  4. FIRE IN THE DARK
  5. THE BEAST IS COMING OUT
  6. WELCOME TO DARKNESS
  7. TALES THAT WITNESS MADNESS
  8. CONDEMNED, THE PRISONER
  9. FROM BEYOND THE GRAVE
  10. UNBREAKABLE

Line up

  • Anders Manga: vocals, guitar, bass
  • Devallia: organ, piano

Voto medio utenti

Bloody Hammers è una formazione della Contea di Transylvania (Carolina del Nord, USA), quasi un destino visto il tipo di musica che propone: doom/gothic/horror rock. In realtà la band ruota interamente intorno alla figura del cantante/polistrumentista Anders Manga, che esteticamente sembra un generale Custer del nuovo millennio, con la collaborazione della sua compagna Devallia alle tastiere. È lui ad occuparsi di ogni aspetto musicale, lirico, compositivo, mentre altri membri vengono aggiunti solo per le performance live ma non influiscono nella fase creativa e realizzativa dei lavori in studio. “The Summoning” è il quinto full-lenght, un buon risultato per un progetto nato nel 2010.
Il disco esprime pienamente le influenze stilistiche di Manga: principalmente Type 0 Negative, Sisters of Mercy, il dark rock settantiano, i Black Sabbath. Brani mid-tempo strutturati su semplici riffoni chitarristici, voce pulita ed intensa, qualche abbellimento tastieristico ed un’atmosfera che definirei epic/horror. Brani come “Let sleeping corpses lie” e “From beyond the grave” mostrano quel tocco vintage che richiama certo dark-prog seventies, mentre il tiro roccioso di “Now the screaming starts” o “Tales that witness madness” punta maggiormente all’interpretazione metallica del genere. L’ombrosa duttilità della title-track, l’atmosfera gotica di “The beast is coming out” e lo slow da crooner “Condemned, the prisoner”, evidenziano l’aspetto più horror e decadente di questa band, che si avvicina quasi alle sonorità dark-wave fine anni ’80.
Un lavoro che non dispiace ma nemmeno convince appieno. Ci sono dei colpi a vuoto, vedi la banale “Fire in the dark” o il tentativo dark-pop “Welcome to darkness”, ma soprattutto un certo retrogusto di costruito, di bassa visceralità ed esplosività, una sensazione di minimo sindacale, di “vorrei ma non posso”. Forse Manga dovrebbe crearsi una vera e propria band, facendo tesoro anche dei contributi di altri musicisti per ampliare il proprio spettro di soluzioni.
Comunque, se vi piacciono le band già citate oppure formazioni molto compassate dalla forte impronta melodica come Uncle Acid & The Deadbeats o magari i Ghost, i Bloody Hammers possono rappresentare un buon ascolto.

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