Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2019
Durata:66 min.
Etichetta:Relapse Records
Distribuzione:Audioglobe

Tracklist

  1. BUMGARDNER
  2. A WAXEN SEA
  3. CITADEL
  4. HOWLING LANDS
  5. STILLNESS
  6. OBSERVANCES OF THE PATH
  7. THE ATAVIST'S MERIDIAN
  8. BLOOD ON THE LUPINES
  9. SULPHUR ENGLISH

Line up

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Gli Inter Arma, sono un ibrido pericoloso gonfio di rabbia e pesantezza metallica.
Gli americani hanno trovato la sintesi tra il metal estremo e lo sludge/doom, unendo due poli hanno creato il mostro.
Immaginate di trovarvi in mezzo ad una tempesta marina, ed entrate in collisione con una grossa creatura marina pesante e incazzata; avrete più o meno l’esempio dell’impatto che producono questi americani.
L’opener “Bumgardner”, é la quiete prima della tempesta; introduzione strumentale con tastiere dissonanti, poi ecco il vortice pesante, possente di chitarre ipercompresse con percussioni tonanti e rumorismi noise.
A waxen sea”, é l’esempio calzante dell’ibrido creato dai nostri; blast beats distruttivo con riffing sludge/doom possenti.
Il growl è cavernoso, con rallentamenti di taglio sludge che rendono l’impasto sonoro leggero come una cavalcata di elefanti.
Un brano che rende bene il muro sonoro elevato dalla band americana.
Howling lands”, invece si viene precipitati in un vortice continuo di percussioni, chitarre e screaming riverberato.
Un affresco sonoro pesante, minaccioso e incontrollato; il suono creato dai riffing é grosso e grasso, ed in lontananza c’è anche una melodia che si stempera nel rumore bianco del noise.
Il brano diventa un’orgia rumoristica tribale, con le percussioni precise e che crescono d’intensità fino alla coda acustica e pacifica.
La seguente “Stillness”, é calma apparente; un tono notturno, sorretto da chitarre acustiche, tastiere e voce pulita con cori.
C’è un qualcosa di blues all’interno; brano intenso, con le percussioni che entrano a dare il ritmo alla melodia.
Bellissimo il solo di chitarra con riverberi noise; poi ecco l’attacco pesante, doom e possente con le distorsioni ad amplificare il tono blues e urla dolorose e sgraziate a dare pathos emotivo.
Observances of the path”, è un brano strumentale breve, atmosferico e che da un attimo di respiro.
Qui le tastiere ed un piano dissonante creano un’atmosfera malata e senza uscita al vortice sonoro dell’opera.
The atavist’s meridian”, é tribalismo puro con percussioni e andamento in controtempo e riffing compressi di scuola sludge.
Lo screaming é acidissimo, iroso e tipico del black metal; il brano ha anche rallentamenti repentini con tastiere messe in secondo piano rispetto al riffing dissonante e voci pulite ricche di eco.
Il brano riprende quota, pesantezza e violenza sonora sul finale con una marcia lenta, growl riverberato dal taglio cavernoso.
La titletrack viene introdotta da un blast beat estremo e riffing ossessivi, la batteria é possente, mentre il growl è in secondo piano.
L’ibrido pericolosamente superheavy qui é al massimo, con una parte centrale ultradoom con riffoni grossi e pesanti come macigni ed un growl cavernoso e catacombale.
Il brano é un saliscendi ritmico, pesante ed ossessivo; sarebbe la sintesi perfetta per definire il termine estremo, eppure la melodia anche se dissonante fa capolino in tutto il disco.
Un album che é più pesante di una carriola colma di mattoni, un album stupendo nella sua pericolosa bellezza heavy; un album da avere e assaporare per conoscere il lato oscuro dello sludge/doom.
Recensione a cura di Matteo Mapelli

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