Copertina 7

Info

Anno di uscita:2019
Durata:28 min.
Etichetta:Indelirium Records

Tracklist

  1. THE NEW SLAVERY NATIONS
  2. THE LABOR BLACKMAIL
  3. WHEN THE PROFIT KILLS
  4. A FORGOTTEN NUMBER
  5. UNDERPAID
  6. NOTHING MORE AND NOTHING LESS
  7. A PERSONAL WAR
  8. THE POWER OF THE FEW
  9. THE SUFFOCATED RIGHTS
  10. REMOVE THE CONTROL...TILL DEATH!!

Line up

  • M.V.: vocals
  • Luca Cocconi: guitars
  • Mirco Bennati: guitars
  • Dimitri Corradini: bass
  • Nicholas Badiali: drums

Voto medio utenti

Tuffo nel passato con i modenesi BROWBEAT, del quale sinceramente ignoravo la reunion effettuata a fine 2017: in effetti ero rimasto parecchio indietro, per la precisione al 2003, anno in cui il nostro storico collaboratore Whora (a proposito, chissà in quale parte del mondo è finito!) recensiva "Audioviolence", un disco uscito addirittura per Copro/Casket che a discapito del nome era un'etichetta molto forte in quel del Regno Unito per le sonorità hardcore, insomma il sogno di moltissime formazioni europee e non.

Sogno indubbiamente anche per i Browbeat, un sogno realizzato con il coronamento poi di molti tour, la condivisione del palco con Skindred, Raw Power e chissà quanti altri...e poi...e poi qualcosa dev'essersi rotto perchè la band è morta lì.

Morta e risorta ma con moltissima energia, letteralmente ripescata dagli anni '90 e questa per un aficionados come il sottoscritto di quelle sonorità non può che essere una lieta notizia: si viene letteralmente travolti da quel bel muro di una volta, quelle chitarre di impatto ma non iper compresse e piatte come quelle odierne, i cori urbani rabbiosi alla "Urban Discipline" dei Biohazard, ed a conti fatti sì, questo "Remove the Control" è fottutamente un disco urbano, fatto di periferie difficili, gang che si affrontano, barili che bruciano sotto i viadotti delle autostrade, violenza repressa e manifesta, sirene della polizia in lontananza e la fuga nei cortili del "neighborhood".

Avete presente quel capolavoro di "Colors" del 1988 con Robert Duvall e Sean Penn? Ecco, i Browbeat ne hanno creato una colonna sonora alternativa perfetta.

Echi di Madball? sì, certamente, ma ancora di più di quei Machine Head geniali al tempo in cui declamavano di far risuonare la libertà con un colpo di fucile, prima che Flynn si rivelasse per quel mercenario senza ideali che è.

I Browbeat non avranno mai la fama ed i soldi dei Machine Head, ma la dignità è un valore che non si compra.

Recensione a cura di Gianluca 'Graz' Grazioli

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