Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2018
Durata:45 min.
Etichetta:FreeMood

Tracklist

  1. DON'T LEAVE ME
  2. LIFE IS A GAME
  3. SOLITARY MAN
  4. SHE'S A LIAR
  5. AGAINST THE GRAIN
  6. REASON TO LIVE
  7. WHO IS TO BLAME
  8. SILENT CRY
  9. NEVER TOO LATE
  10. OPEN YOUR EYES

Line up

  • Jan Trbusek: vocals
  • Jiri Doelzel: guitar, keyboards
  • Lubos Ferbas: bass
  • Petr Konecny: drums
  • Mario Percudani: guest on guitar, backing vocals, strings arrangement
  • Dan Reed: guest on backing vocals
  • Josh Zighetti: guest on backing vocals
  • Giulio Garghentini: guest on backing vocals
  • Alessandro Moro: guest on sax
  • Edoardo Giovanelli: guest on strings arrangement

Voto medio utenti

Tra i pregi della globalizzazione e della tecnologia c’è sicuramente quello di aver contribuito ad aumentare la visibilità di tanti gruppi musicali che, complice anche l’assenza di una grande tradizione rock n’ rollistica del loro paese d’origine, difficilmente avrebbero potuto emergere da un ristretto circuito “locale” o dal pantano dell’underground.
Dall’altra parte, però, il rischio è che tutta questa enorme possibilità di “scelta” finisca per disorientare e frastornare il rockofilo nella sua continua ricerca di “novità”, una delle imprescindibili peculiarità della suddetta “bizzarra” categoria umana.
E allora, a beneficio di costoro, mi permetto di segnalare con entusiasmo il disco di debutto sulla lunga distanza dei Black Tiger, formazione della Repubblica Ceca dedita a una pregevole miscela di hard-rock e AOR, intensa, vitale e attentissima alle costruzioni melodiche.
Registrato al Tanzan Music Studio nel 2017 e prodotto da Mario Percudani (anche ospite dell’opera, al pari di Dan Reed, Josh Zighetti, Giulio Garghentini e Alessandro Moro) l’albo è una vera delizia per tutti gli apparati cardio-uditivi degli estimatori di Bon Jovi, White Lion, Icon e Night Ranger, da cui i nostri mutuano le migliori prerogative espressive senza eccedere nello spirito d’emulazione.
La qualità degli arrangiamenti e la classe delle composizioni affiorano con “semplicità”, dando origine a brani privi di fastidiose sofisticazioni e di smodate “sovrastrutture”, in grado di ostentare la (per certi versi) sorprendente maturità di una band che dimostra di saper trattare la materia con perizia e sensibilità, lasciando che il valore superiore di una “bella canzone” sia il faro primario della sua produzione artistica.
E di questa “robetta” in “Black tiger” ce n’è davvero tanta … dall’ammaliante romanticismo di “Don't leave me”, “Solitary man” e “Silent cry” (molto suggestivo l’intervento di sax di Moro), alle intriganti melodie di “Life is a game” (con appena un pizzico di Toto nell’impasto sonico), "Against the grain”, “Reason to live”, "Who is to blame” e “Never too late”, per poi arrivare infine alle grintose scansioni di “She's a liar” e alla sontuosa chiusura “Open your eyes”, il programma solco dopo solco ci consegna un suono magari non proprio “imprevedibile” e tuttavia di grande impatto emozionale, capace di coinvolgere fin dal primo contatto e rimanere in circolo in maniera stabile e duratura.
I Cechi Black Tiger sono, dunque, molto di più che una “stravaganza geografica” del rock melodico e si rivelano al “mondo” come una solida e affascinante realtà della scena internazionale, che merita in via prioritaria la considerazione e il sostegno di tutti quelli che amano il genere.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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