Copertina 6

Info

Genere:Power Metal
Anno di uscita:2018
Durata:63 min.
Etichetta:Pride & Joy Music

Tracklist

  1. ACT OF CREATION
  2. NO DESTINATION
  3. WAKE UP
  4. AMY
  5. EVERMORE
  6. MY EMPIRE
  7. QUEEN FROM THE STARS
  8. WINNER
  9. HEAL MY SOUL
  10. PROMISES
  11. DIE IN ME
  12. FULL MOON CHILD
  13. HERO
  14. V SíTI ŠTĚSTí (BONUS TRACK)

Line up

  • George Rain: vocals, guitars
  • Andy Mons: guitars
  • Petri Kallio: bass, backing vocals
  • Pavel Dvorak: keyboards
  • Lucas R.: drums
  • Apollo Papathanasio: vocals on "Die In Me"
  • Mayo Petranin: vocals on "Winner"
  • Kristýna Dostálová: vocals on "No Destination" and "Promises"
  • Vendula Skalová: backing vocals
  • Djordje Erič: guitar solo on "Heal My Soul"

Voto medio utenti

Tornano in pista i "cugini poveri" dei Kamelot, i cechi Sebastien. Dopo un buon debutto intitolato "Tears Of White Roses" e un altrettanto godibile secondo full-length ("Dark Chambers Of Déjà Vu"), la band - orfana del produttore e "guida spirituale" Roland Grapow - si ripresenta con il nuovo "Act Of Creation", licenziato dalla sempre più presente Pride & Joy Music.

L'impressione è che il quintetto abbia preferito stare "dalla parte del sicuro" in maniera un po' troppo smaccata, con soluzioni preconfezionate tanto ineccepibili dal punto di vista formale quanto trite e ritrite.

Non bastano gli ospiti di lusso come Apollo Papathanasio (Spiritual Beggars, ex-Firewind) nella neanche troppo malvagia "Die In Me" o Mayo Petranin (Signum Regis) nella meno riuscita "Winner" a risollevare le sorti di un album piatto e del tutto privo di sorprese. I sopraccitati Kamelot dell'era Roy Khan regnano sovrani ("Act Of Creation", "Amy", "Evermore"), così come gli immancabili sample elettronici che vanno tanto di moda da qualche anno a questa parte ("No Destination" bastava e avanzava). Escludendo i filler ("Heal My Soul", "Hero"), sono i mid-tempo di scuola Leverage/Avantasia (su tutti "Wake Up"), uno pseudo-tributo ai Sonata Arctica delle origini ("My Empire") e l'immancabile ballad strappa-lacrime ("Queen From The Stars", proposta anche come bonus track in lingua madre) a completare il quadro di un'uscita che farà la gioia di chi può accontentarsi del "compitino" ben svolto.

Sufficiente giusto per la buona "Full Moon Child", pestata al punto giusto e non troppo derivativa.

Recensione a cura di Gabriele Marangoni

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