Copertina 7

Info

Anno di uscita:2017
Durata:35 min.
Etichetta:ATMF

Tracklist

  1. CORRIDORS
  2. HATCHING TOMB
  3. BRING MY WORD
  4. PATIENT #6
  5. PORTA FORMICA
  6. HORIZON ATTACHED

Line up

  • Darius: bass
  • Vytenis Beinortas: drums
  • Vytautas: vocals
  • Giedrius Gudaitis: guitars

Voto medio utenti

Proposta molto particolare quella dei lituani Devlsy che con "Private Suite" sono al loro secondo lavoro.
Non fatevi ingannare da quanto riportato dalla loro etichetta discografica, la nostrana ATMF, perché nei solchi virtuali di questo album non ascolterete black metal, o meglio di black in senso "tradizionale" qui non ne esiste per niente.
Piuttosto il gruppo di Vilnius si cimenta in una sorta di ibrido tra le atmosfere plumbee e rallentate alla Neurosis, non è un caso, infatti, che nel pezzo “Bring My Word” sia ospite alla voce Dave Edwardson membro dei post metallers americani, e le accelerazioni di matrice nera completando il tutto con un tocco, vago in verità, shoegaze e vocals distorte e sofferenti.
Un tale ibrido sonoro conferisce all'album una forte personalità nonché una sensazione di "disturbo" che ti accompagna per tutto l'ascolto delle sei tracce che lo compongono e che non ti lascia respiro.
"Private Suite", infatti, è un lavoro claustrofobico, grigio, molto duro anche se non in senso classico, costantemente caratterizzato da ritmi non veloci che, tuttavia, lasciano spazio ad improvvisi momenti caotici che poi si ripiegano su stessi in atmosfere malate nelle quali le chitarre suonano dissonanti e quasi lisergiche mentre creano veri e propri muri di suono, alla Neurosis appunto, che si abbattono sull'ascoltatore, lentamente ma inesorabilmente.
I Devlsy sono, dunque, un gruppo "moderno", attento all'atmosfera disturbante piuttosto che a quella nera, sono un gruppo che esprime disagio e che riesce ad infondere paura grazie ad una musica non facile da digerire, ma dannatamente malata che vi sprofonderà giù in un buco nerissimo.
Quello che sto ascoltando in questo momento è un album da paranoia: accostatevi ad esso perché ne vale la pena, ma fatelo con particolare attenzione perché potreste uscirne turbati. Profondamente.
Recensione a cura di Beppe 'dopecity' Caldarone

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