Copertina 4

Info

Anno di uscita:2016
Durata:40 min.
Etichetta:Nuclear Blast Records
Distribuzione:Audioglobe

Tracklist

  1. I'M SENSITIVE
  2. TRAGIC ALERT
  3. I WANT MORE
  4. RICH PEOPLE PROBLEMS
  5. I DON'T WANNA
  6. SMASH AND GRAB
  7. UNLISTENABLE
  8. GATES OF STEEL
  9. SPUDNIK
  10. JUST GO HOME
  11. JUST KEEP GOING
  12. I'M INVISIBLE

Line up

  • Al Jourgensen: All instruments

Voto medio utenti

Al Jourgensen, per chi non lo sapesse il leader dei Ministry, è un uomo finito. È un uomo che ha vissuto una vita pericolosamente al limite, al punto che ci si chiede come faccia ad essere ancora vivo dopo un lunghissima dipendenza dalle droghe e uno stile di vita che definire eccessivo è quantomeno riduttivo.
Tuttavia le droghe non hanno mai ridotto la sua proverbiale prolificità e anzi, come in questo nuovo progetto, probabilmente l'hanno aiutato o sono state fonte di ispirazione.
Surgical Meth Machine mette insieme due concetti cardini della vita di Al, ovvero la precisione e il suono chirurgici delle macchine che usa per comporre la sua musica e le metanfetamine.
Nella presentazione allegata al disco il nostro ci spiega che il meth è il carburante, la botta di adrenalina, che, forse metaforicamente ma molto più probabilmente nella realtà concreta, alimenta la sua verve creativa.
Al di là delle parole di Al Jourgensen ciò che è possibile riscontrare sin dall'ascolto delle prime canzoni del disco è una predilezione per una velocità forsennata, che non sarà la maggiore mai registrata, come sostiene Al, ma che in fin dei conti, oltre a citare il passato dei Ministry, è alquanto inoffensiva.
I'm Sensisive”, “Tragic Alert” e “I Want More”, sono delle botte incazzate e veloci di industrial metal. La dopmanda che sorge spontanea è "qual è la novità?”. Nessuna. Zero. Meno di niente.
Il concetto di velocità è il tema portante di questo disco, al punto che Al, forse in un momento di scarsa lucidità, lo definisce in maniera appropriata “più veloce del ridicolo”.
Per fortuna che via via, soprattutto nella seconda parte del disco, la velocità scema e si ascolta un po' più di varietà.
I Don't Wanna” ha un'anima punk che prende corpo definitivamente in “Gates Of Steel” che è forse la cosa più vicina all'idea che Jourgensen ha del punk. Sembra di sentire una versione electro dei The Business. Idem per “Spudnik”.
Il trittico finale si compone di due canzoni, “Just Go Home” e “Just Keep Going”, che spaziano in territori techno e acid house, e della conclusiva “I'm Invisible”, dalle atmosfere lounge sulle quali Al canta con voce pulita.
Il giudizio finale si basa su una serie di considerazioni che tengono conto di diversi aspetti. Chi ama i Ministry e questo tipo di musica troverà di certo piacere nell'ascolto della musica, a patto di non cercare nulla di innovativo o che i Ministry non abbiano già fatto, abbondantemente e meglio, in passato, per il resto siamo di fronte ad un album inutile, derivativo, ripetitivo, e scontato, il quale, pure quando cerca di andare veloce e suonare incazzato, è in realtà inoffensivo e assolutamente artefatto. Risparmiate i vostri soldi.
Recensione a cura di Luigi 'Gino' Schettino

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