Copertina 7

Info

Anno di uscita:2014
Durata:11 min.
Etichetta:GTR Records

Tracklist

  1. SENTENCED
  2. BURDENED
  3. THE HANGMAN
  4. REéEAT OFFENDER
  5. POWERLESS

Line up

  • Ian: vocals
  • Chris: guitar
  • Robert: guitar
  • Lenny: bass
  • Jared: drums

Voto medio utenti

Come buona parte dei gruppi hardcore underground non si sa molto di questi Society Sucker, se non che si sono formati nel 2013, vengono dal North Carolina, e sono incazzati col mondo. Solo una biografia stringata sul sito dell’etichetta che ha prodotto il loro esordio, pubblicato su 7” e distribuito anche nel circuito digitale, e niente più.

Poco importa tutto sommato, quello che conta è la musica. In questo caso ci troviamo davanti a cinque brani brevissimi, come da tradizione, per una durata complessiva di undici minuti. Lo stile, come anticipato, è hardcore, più nello specifico NYHC, e il sound della East Coast si sente davvero tutto. Certo undici minuti di musica non sono poi così tanti per poter giudicare a fondo una band emergente, ma sono sufficienti per accorgersi che l’attitudine c’è tutta e le capacità compositive anche. È vero, forse i nostri indugiano un po’ troppo sui mid tempo, limitando le sfuriate a brevi intermezzi, ma tutto sommato la scelta è pienamente in linea con lo stile che hanno scelto di suonare.

Ottima la prova di Ian al microfono, grintosa e con un timbro abbastanza personale, così come meritevole di lode è il lavoro di Jared dietro le pelli, fantasioso quanto basta, ma capace di pestare duro quando ce n’è bisogno. Tutto sommato direi che in generale l’intera band è da lodare, perché ascoltando le cinque canzoni non si ha affatto l’impressione di avere a che fare con un gruppo emergente. Tutto fila liscio senza sbavature, i brani colpiscono dritti in faccia come un bel diretto di Mike Tyson, e data anche l’esigua durata dell’EP è inevitabile premere di nuovo play alla fine di “Powerless”, che mette il sigillo a questo lavoro.

A questo punto non resta altro da fare, come è lecito in questi casi, che aspettarli al varco sulla lunga distanza, per verificare che le premesse vengano confermate, e che i nostri riescano a non perdere la freschezza e la spontaneità di brani come “The hangman” o l’opener “Sentenced”. Per ora li promuoviamo a pieni voti…
Recensione a cura di Roberto Alfieri

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