Copertina 6,5

Info

Anno di uscita:2004
Durata:47 min.
Etichetta:AOR Heaven
Distribuzione:Soul Food

Tracklist

  1. ANYTHING BUT LOVE
  2. NAKED FLAME
  3. NEVER SURRENDER
  4. BREATH OF GOLD
  5. CHAINED
  6. DEEP BLUE SKY
  7. SOMEDAY
  8. AFTER YOU´RE GONE
  9. EYES OF FIRE
  10. WHAT AM I GONNA DO

Line up

  • Thomas Bursell: vocals
  • Patrik Svärd: guitars
  • Roger Landin: drums
  • Thomas Löyskä: bass
  • Niclas Olsson: keys

Voto medio utenti

I Second Heat non sono altri che gli svedesi Alyson Avenue senza la loro cantante Anette Blyckert, qui sostituita da Thomas Bursell. Il progetto di questa band era nell’aria da dieci anni e in un primo momento voleva essere ispirato a nomi come Giant, Fair Warning e Firehouse ma, una volta concretizzatosi, all’inizio del 2004, prenderà una strada diversa.
Sinceramente mi aspettavo che i Second Heat fossero una brutta o bella copia degli Alyson Avenue, invece ho piacevolmente constatato che Olsson e soci hanno osato molto di più di quanto non avessero fatto con “Omega” e “Presence Of Mind”.
Si tratta sì di un album AOR ma con grandi influenze hard rock, specie per quanto riguarda le ottime chitarre, pompose ed incisive, sicuramente merito della produzione ad opera di Mats Edstrom, mente e chitarrista degli Shiva, che aveva chiamato Niclas Olsson come ospite in “Losing My Child”, brano a dir poco eccezionale contenuto nell’ultimo album degli Shiva “Desert Dreams”. Ogni singolo musicista sembra essere sensibilmente migliorato dall’uscita di “Omega” che pure risale a un anno fa soltanto; il tappeto musicale di questo album è dunque notevole, le tastiere di Olsson brillano su tutto il resto e il vocalist Thomas Bursell offre una bella prova, ma ci sono alcuni note dolenti. In primo luogo i Second Heat mancano di originalità nelle composizioni e i cori sono decisamente scadenti. L’opener “Anything For Love” è il brano migliore dell’album ed è l’unico a sfoggiare un ritornello davvero ben fatto ed efficace, mentre gli altri chorus, specie quelli in “Deep Blue Sky” e “Someday”, lasciano a desiderare. In “After You’re Gone” Bursell pecca di autostima e cerca di raggiungere note troppo alte sforzando la voce decisamente troppo mentre nella successiva “Eyes Of Fire” (fortemente debitrice agli Alyson Avenue) canta in un tono più basso che gli è più congeniale e contribuisce a rendere piacevole il secondo brano più bello dell’album. Purtroppo la struttura di ogni traccia è ripetitiva, quasi monotona, ed è un peccato perché non mancano né gli spunti né le capacità tecniche; qualora i Second Heat proseguissero la loro carriera dovrebbero cercare di dar libero sfogo alla fantasia e creare qualcosa di più originale e il successo sarebbe assicurato.
Recensione a cura di Elena Mascaro

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