Copertina 4,5

Info

Genere:Death Metal
Anno di uscita:2013
Durata:non disponibile
Etichetta:Earache

Tracklist

  1. ETERNAL WASTELAND
  2. SLOW MURDER
  3. SLAVE OF CORPOROTOCRACY
  4. INTERNAL WAR
  5. SELF EXPLOITED WHORE
  6. NEW AGE APOPHIS
  7. EMBRACE NOTHINGNESS
  8. INCISIONS
  9. BLASPHEMOUS MASK
  10. SEVERED APPENDAGES
  11. DISSEVERANCE (INSTRUMENTAL)
  12. THE RECLAIMATION

Line up

  • Adam Warren: vocals
  • Devin Shidaker: lead guitar
  • Nick Conser: rhythm guitar
  • Jason Jones: bass
  • Daniel Terchin: drums

Voto medio utenti

È una giornata perfetta, tutto va bene, ma voi volete essere incazzati col mondo ugualmente?
Ascoltatevi questa compilation (non oso chiamarlo album) di 12 scoregge brodose che vi faranno incazzare, se non con il mondo, con questa band.
Non li volete ascoltare? Vi capisco, ma io l'ho fatto per voi e non venendo meno al mio dovere vi dico altre due veloci cose su questo insulso gruppo di "cioccapiatti" dell'Illinois, che mi ha incupito l'umore, affinché possiate accuratamente evitarli.
Questi quattro perdigiorno incontratisi nel 2006, sciolti poi riformati in brevissimo tempo, sono giunti con Incisions alla terza pubblicazione sulla lunga distanza e ci propongono del death-core, di quello della peggior specie, ricco di downstrokes, breakdown, rallentamenti, voce ultra gutturale (grind/gore/brutal) e mille riff ribassati, tutti uguali, che ha addirittura la pretesa di essere progressivo. Similitudini mi vengono con Whitechapel o The Acacia Strain o ancora Impending Doom, senza che gli Oceano possano però raggiungere il livello dei gruppi nominati. Altra influenza molto presente nel loro sound è quella dei Behemoth, sia per quanto riguarda le vocals che per la batteria. Gli strumenti in mano li sanno tenere e se la cavano anche bene, solamente non sanno dove andare.
Un'accozzaglia di canzoni senza direzione, ricche di effetti e filtri usati giusto perché erano presenti nello studio, una piattezza disarmante, una finta cattiveria fine a se stessa. E' presente qualche episodio più lento ed atmosferico, vagamente doomeggiante che spezza l'apatia generale rendendo più sopportabile arrivare alla fine del disco.
Per curiosità sono andato ad ascoltarmi i precedenti lavori e, per quanto il genere non sia nelle mie corde, devo dire che Dephts (l'esordio, datato 2009) aveva delle parti piuttosto interessanti che meritavano di essere approfondite. Il nuovo Incisions invece, vaga nell'oblio più totale.
Recensione a cura di Francesco Frank Gozzi

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