Copertina 6,5

Info

Genere:Power Metal
Anno di uscita:2004
Durata:51 min.
Etichetta:Battle Himns
Distribuzione:Self

Tracklist

  1. BLOODSIGN
  2. BONES AND EVIL
  3. THE HAUNTER AND THE DARK
  4. I WON'T DIE EVERYDAY
  5. SLAVE OF VENGEANCE
  6. SKULL KNIGHT RIDE
  7. DEATH CHARIOT
  8. DUST IN THE WIND
  9. BEJELITH
  10. IN VOID WE TRUST

Line up

  • Fabio Privitera: vocals
  • Sandro Capone: guitars
  • Giorgio Novarino: bass
  • Giulio Capone: drums
  • Daniele Genegu: guitars

Voto medio utenti

Pronto da ormai un anno, questo debutto dei Bejelit arriva solo ora all'uscita, dopo mille problemi di etichetta, copertina e altro ancora. Al tempo dell'uscita del demo rimasi piacevolmente sorpreso dall'ottimo power di stampo americano di questi cinque sconosciuti ragazzi italiani, che contavano su song tutt'altro che scontate e sulla voce assolutamente fenomenale di Fabio Privitera. Da una ottima recensione incominciò un buon rapporto, non solo professionale, con i ragazzi della band, con i quali ho poi condiviso più volte i palchi del Nord Italia, e così in realtà questo album l'avevo già da tempo e ho avuto modo di macinarlo pian piano, riscontrando buon passi in avanti ma anche qualche concessione ai trend odierni che non mi è troppo andata giù, come già sa il buon Sandro. Ahimè non mi piace proprio la scelta di una batteria così palesemente finta e ispirata ai canoni del power odierno, così come avrei evitato qualche tastiera catchy sparsa qua e là. Le song del democd rispetto alla versione originale hanno subito qualche ritocco, quasi sempre in meglio, soprattutto nel riffing delle chitarre, mentre i pezzi nuovi non sfigurano affatto. Come già detto, purtroppo, i suoni di batteria danno un taglio troppo power alle composizioni, defalcando non poco l'aggressività di canzoni che meritavano una veste indubbiamente più ruvida e potente.
Ancora una volta merita una lode Fabio alla voce, seppur in qualche passaggio mi è sembrato meno spontaneo ed emotivo rispetto al demo (su tutte la stupenda "I won't Die Everyday", più toccante nella precendente, pur casereccia, registrazione), ma un plauso se lo merita anche Giorgio al basso, autore di linee melodiche tutt'altro che banali. Nel complesso si tratta di un buon lavoro, che però, nella scelta dei suoni, segue troppo i dettami del mercato italiano rispetto a quanto fatto vedere agli esordi. Si va ascoltare piacevolmente e resta ugualmente una spanna sopra a band più blasonate del nostro Paese, ma questo "Hellgate", conoscendo le potenzialità e la resa live dei Bejelit, poteva essere assolutamente migliore.
Recensione a cura di Lorenzo 'Txt' Testa

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