Copertina 6

Info

Anno di uscita:2013
Durata:29 min.
Etichetta:Memorial Records

Tracklist

  1. THE VOID
  2. SHIPWRECK OF EXISTENCE
  3. SO FAR FROM THE TRUTH
  4. CROSSING THE LINE
  5. AS MOMENTS BECOMES MEMORIES
  6. SLEEPWALKER BLUES
  7. LEFT UNDONE
  8. TRAVELERS
  9. THE DEEPEST BLACK

Line up

  • Dave : Vocals
  • Pier : guitar
  • Luca : guitar/vocals
  • Matia : bass
  • Atomo : drums

Voto medio utenti

Una lunghissima e noiosissima intro parlata apre il debutto dei sulmonesi Remains in a View, quintetto formatosi nel 2007 che dopo aver dato alle stampe il loro primo promo nel 2009 approdano al primo disco sulla lunga distanza grazie alla sempre attivissima Memorial Records.

"Elegies" rientra nell'inesauribile filone del metalcore, il genere dalle millemila sfaccettature, da quello super zuccheroso e melodico con le finte chitarre cattivone e il vocione insopportabile in growl che non fa altro che creare il pathos fino all'arrivo del desiderato chorus frocettino in voce pulita, fino a quello più simile all'hardcore con moderata melodia nei riffs di chitarra ed un suino squartato dietro al microfono per tutto il tempo.

I Remains in a View si pongono integerrimamente sulla seconda posizione, fatta di attacchi frontali cari all'old school mischiati con questo alleggerimento dei toni creato da quintalate di melodie nelle sei corde, a volte quasi esagerate nel cesellare accordi ed orpelli mentre il buon Dave è intento a vomitare di tutto nel microfono, peraltro con un grugnito non proprio piacevolissimo all'ascolto, un po' troppo acuto e sforzato.

Sfortunatamente in "Elegies" non si realizza quella combo magica ovvero "copia pedissequa degli stilemi del genere + canzoni fighissime", cosa che ce ne fa altamente sbattere della personalità ed altre menate del genere, che nella musica io cerco belle canzoni, non certo quanto innovi o quanto sei coraggioso, si prova ad essere bravi musicisti mica bravi scienziati.

La prima parte di questo assioma è rispettata alla perfezione, i Remains suonano benissimo, con grande perizia e supportati da un'ottima produzione, ma purtroppo i loro brani non vanno oltre l'ordinario, non che siano brutti (anzi, tipo "Crossing the Line" è davvero bella) ma non riescono ad emegere e lasciare il segno a lungo.

Non ci sono altri difetti, il disco scorre via snello ed agile lungo la sua mezzoretta ma purtroppo lascia poco di sè e si va a perdere nel mare magnum dei 700 mila gruppi metalcore che oggi li senti e domani te li dimentichi.

In ogni caso un disco fatto bene e suonato meglio, sperando che in futuro i giovani ragazzi riescano ad alzare la botta con composizioni più "hype", più toste, più coinvolgenti, per il resto le premesse ci sono tutte.
Recensione a cura di Gianluca 'Graz' Grazioli

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