Copertina 6

Info

Genere:Fusion
Anno di uscita:2013
Durata:36 min.
Etichetta:Videoradio Edizioni Musicali
Distribuzione:Self Distribuzione

Tracklist

  1. AZIONE DIROMPENTE
  2. I AM HERE
  3. EQUINOX OF LOVE
  4. INTROSPECTION
  5. REMEMBER
  6. ATTRAVERSO IL SILENZIO
  7. IO

Line up

  • Walter Catania: guitars
  • Dino Fiorenza: bass
  • Gaetano Nicolosi: drums
  • Lucio Nicolosi: keyboards
  • Mistheria: keyboards

Voto medio utenti

Walter Catania è un giovanissimo chitarrista siciliano che dopo aver fatto qualche esperienza nella terra natia ed aver studiato a fondo la chitarra, e in particolare la chitarra jazz alla famosa scuola senese, ha deciso che era giunta l’ora di dare alle stampe il suo primo disco solista. Leggendo la sua bio si ha l’impressione di trovarsi davanti ad una sorta di genio della sei corde, visto anche che ha presentato il suo debut album come qualcosa a metà tra Andy Timmons e Joe Satriani. La curiosità, quindi, era molta, e la speranza anche. La speranza di trovarsi davvero davanti ad un nuovo fenomeno della chitarra, una volta tanto nostrano. Purtroppo le cose non stanno proprio così. “I am here” è un dischetto discreto, che mette ben in mostra le capacità di Walter, ma da qui a spendere prosperose parole di elogi ce ne passa. Quello che manca è senz’altro la personalità. Catania si limita a suonare gustose melodie, molto orecchiabili, ma fin troppo sterili e studiate a tavolino, i brani sono un susseguirsi di licks che oltre ad un discreto senso di rilassatezza ben poco altro trasmettono all’ascoltatore. Manca quell’uscita geniale che fa la differenza, manca l’istinto animale che distingue un buon mestierante (nessuno mette in dubbio la sua tecnica) da un vero chitarrista. Oltre al fatto che di fusion se ne ascolta davvero poca, visto che per lo più i brani si muovono lungo traiettorie per lo più jazzate, ma di quel jazz lavato e ripulito, quasi da piano bar, che dista anni luce dalla frenesia e dalla visceralità della fusion. E l’accompagnamento alquanto scialbo dei suoi compari non aiuta di certo la riuscita del disco, visto che i nostri si limitano a fare uno sterile tappeto alle melodie del pur bravo Walter, senza osare, senza spingere i brani… Ultima critica negativa, ma non da poco, i frequenti richiami a soluzioni già note, tra le quali mi è impossibile non citare l’accompagnamento della title track, letteralmente plagiato a “Gates of Babylon” dei Rainbow. In definitiva, il mondo degli album strumentali è davvero pieno di trabocchetti. Non basta certo limitarsi ad eseguirsi una serie di pattern imparati a memoria per riuscire a stupire l’ascoltatore, c’è bisogno di molto altro per evitare di incappare nella noia o quanto meno nel qualunquismo. Walter ha solo ventun’anni, sono sicuro che se continuerà con costanza ad applicarsi riuscirà a tirar fuori belle cose, perché le idee ci sono. Deve solo imparare ad osare di più, a lasciarsi andare di più, ad abbandonare la scolasticità delle proprie idee e spingersi senza paura nel vero mondo della musica, che è ben altra cosa… Il voto sufficiente è di incoraggiamento...
Recensione a cura di Roberto Alfieri

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