Copertina 8

Info

Anno di uscita:2012
Durata:68 min.
Etichetta:Frontiers Records
Distribuzione:Frontiers Records

Tracklist

  1. THE GATES OF JERUSALEM (INSTRUMENTAL)
  2. ARABIAN KNIGHTS
  3. GUNRUNNING
  4. THE LIGHTS GO DOWN
  5. RAVEN’S EYE
  6. RIGHT NOW
  7. GAME OF HEARTS
  8. THE LAST TIME
  9. THE PRIESTESS
  10. INSATIABLE
  11. ANOTHER RAINY DAY
  12. UNBELIEVABLE
  13. THE RIDDLE

Line up

  • Gary Hughes: vocals, guitars, programming
  • Dan Mitchell: guitars
  • John Halliwell: guitars
  • Steve McKenna: bass
  • Darrel Treece-Birch: keyboards
  • Max Yates: drums, percussion

Voto medio utenti

Prosegue con convinzione il percorso di “riabilitazione” dei Ten, prima in grado di guardare dritto negli occhi i grandi protagonisti dell’hard rock inglese degli anni settanta e ottanta e poi costretti ad abbassare lo sguardo a causa di lavori francamente troppo verbosi e scontati per onorare efficacemente il credito conquistato tra il pubblico sempre piuttosto attento ed esigente dei melodic-rockers.
Già il precedente “Stormwarning” aveva fornito importanti segni di ripresa e sulla stessa lunghezza d’onda si pone complessivamente anche il nuovo “Heresy & creed”, un ulteriore esempio di regale rock duro pregno di emanazioni melodiche e passionalità che, a sua volta, si colloca dal punto di vista stilistico sulla scia degli eccellenti “Spellbound” e “Babylon”, pur senza eguagliarne completamente l’efficacia.
Il problema principale di questo Cd è che accanto a brani “oggettivamente” di categoria superiore, se ne trovano (alcuni) altri eccessivamente di maniera o parecchio “fuori fuoco” e questo, a differenza di un albo che mantiene uno standard medio-alto per tutta la sua durata, finisce verosimilmente per indispettire particolarmente l’ascoltatore, rammaricato oltremodo da un assemblaggio forse realizzato senza la necessaria accuratezza.
La “nuova” line-up (tra defezioni e rientri), pilotata dal solito campione della fonazione modulata Gary Hughes, si dimostra solida e affiatata e anche l’ispirazione compositiva può tranquillamente definirsi di ottimo livello, soprattutto se analizziamo l’avvio del platter, gratificato da una terna di canzoni realmente appassionanti: introdotta dal suggestivo strumentale “The gates of Jerusalem”, “Arabian knights” vi condurrà in un magnetico scenario dalla preziosa cornice epica, in cui aleggiano visioni di Rainbow, Magnum e Malmsteen, mentre “Gunrunning” vi stregherà con le peculiarità di un hard coriaceo dal refrain contagioso e “The lights go down” metterà a dura prova il vostro equilibrio cardio-uditivo puntando al cuore dei sensi con una melodia strepitosa e con un’atmosfera di enorme impatto emotivo.
L’ardore “celtico” di “Raven’s eye”, pur scontando un minimo di formalismo, è ancora da annoverare tra le eccellenze del dischetto, laddove con “Right now”, un brano dall’appeal appena sufficiente, esordisce la versione contingente dei Ten meno efficiente e focalizzata, che prosegue la sua opera a ridosso della soglia di tollerabilità nella stravagante disinvoltura corale di “Game of hearts” e purtroppo riesce a fare “danni” pure peggiori con “The priestess”, un indecifrabile numero funk-eggiante troppo prevedibile per non spiccare negativamente.
Il capitolo ballads è invece onorato nella maniera migliore con “The last time”, “Another rainy day” (veramente di pregio …) e “The riddle” e pure il “settore energia” riesce a fregiarsi di due ulteriori motivi di vanto, rappresentati dalla linea armonica infettiva di “Insatiable” e dalla verve vagamente Whitesnake-iana di “Unbelievable”, a testimonianza che, nonostante taluni significativi “cali di tensione”, i nostri possono di nuovo riprendere ad aspirare ad un ruolo di spicco nella scena melodica internazionale.
Stima e voto alto confermati, dunque, da considerare anche come una forma d’incoraggiamento a proseguire su questa strada, eliminando ridondanze e piccole sfocature, e indirizzando i propri sforzi all’apertura di un nuovo ciclo di opere totalmente inattaccabili, proprio come quelle che hanno caratterizzato il glorioso passato dei Ten.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 26 ott 2012 alle 11:41

Una delle migliori recensioni lette su un disco da un po' di tempo a questa parte, lo fotografa perfettamente.Complimenti! Comunque in un mare di uscite dal mediocre all'appena sufficiente sono sempre una luce nell'oscurità.Acquisto obbligatorio.

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