Novaseason - At the Hell Dance Like This

Copertina 7

Info

Anno di uscita:2010
Durata:30 min.
Etichetta:Indie

Tracklist

  1. ALIEN ARE IN DANGER
  2. I WAS BORN DESTROYER
  3. FAILED FATHER'S SON
  4. CASH-COW GENERATION
  5. AT THE HELL DANCE LIKE THIS
  6. LAST DEPARTED (BONUS TRACK)
  7. INSIDE A GRAVE (BONUS TRACK)

Line up

  • Fulvio Ciriaci: vocals
  • Giulio Di Gregorio: keyboards & sampler
  • Giosantita: guitars
  • Tonino Alfarano: drums
  • Massimiliano Fratoni: bass

Voto medio utenti

Novaseason, "nuova stagione". Si presentano così questi ragazzi di Roma, che fanno veramente di tutto per proporci effettivamente qualcosa di nuovo, qualcosa di fuori dagli schemi, almeno per il panorama italiano. E devo dire che con questo loro primo disco (se escludiamo il primo EP omonimo datato 2007) ci vanno molto vicini.

Riesce difficilissimo, ascoltando per intero questo disco, pensare che i Novaseason solo qualche anno fa si facevano chiamare Italianprog e suonavano, manco a dirlo, un prog metal di chiarissimo stampo Dreamtheateriano, anche troppo a detta degli addetti ai lavori. Riesce davvero difficile perchè ora la proposta della band è fondamentalmente un Industrial votato molto all'elettronica, che strizza a volte l'occhio all'Hardcore, soprattutto nella voce graffiante di Fulvio Ciriaci e in alcuni passaggi particolarmente al fulmicotone. Per il resto si tratta di Industrial abbastanza classico, basti dare un ascolto all'opener (e primo singolo della band) "Alien are in Danger": elettronica predominante, voce femminile nei cori e strumenti picchiati come martelli pneumatici, senza mai strafare, ricordando parecchio gli svedesi Deathstars, così come in "CashCow Generation".
Ed è proprio la perizia tecnica e la scelta perfetta del rapporto elettronica/metal il vero punto forte dei Novaseason, che pur nella loro relativa freschezza si dimostrano ottimi padroni degli strumenti a loro disposizione e abbastanza maturi nel songwriting.
Le 7 tracce del disco riescono a risultare molto varie tra di loro, andando a pescare un po' in diversi ambiti: "I was Born Destroyer" ricorda alcuni lavori di Rob Zombie, "Failed Father's Son" invece mi ha ricordato i nostrani Exilia, anche se il filo conduttore di tutto "At the Hell we Dance like This" rimane l'elettronica.
Unico appunto che mi sento di fare, avrei utilizzato maggiormente la voce femminile, non limitandola ad alcuni cori qua e la ma rendendola più partecipe.
Da citare anche l'ottima produzione e la copertina, veramente adatta al genere suonato, semplice ma d'impatto, ma soprattutto l'irriverente e simpaticissima parte finale di "Inside a Grave", cantata in stile Chipmunks..grandi!

Prendo quindi in prestito la frase in calce alla loro biografia, "Take a look to this guys, 'cause a new season arrives..ever", e mi sento di appoggiarla in pieno. Dategli un ascolto, un po' per la freschezza del loro sound in ambito nazionale e un po' perchè se lo meritano davvero. Alla prossima prova sulla lunga distanza, magari senza un nuovo cambio di nome!

Quoth the Raven, Nevermore..
Recensione a cura di Andrea Gandy Perlini

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