Nelson - Perfect Storm - After the Rain World Tour 1991

Copertina 7

Info

Anno di uscita:2010
Durata:69 min.
Etichetta:Frontiers Records
Distribuzione:Frontiers Records

Tracklist

  1. ON WITH THE SHOW!
  2. FILL YOU UP
  3. MORE THAN EVER
  4. ONLY TIME WILL TELL
  5. ULURU
  6. WILL YOU LOVE ME
  7. (CAN’T LIVE WITHOUT YOUR) LOVE AND AFFECTION
  8. TWO HEADS ARE BETTER THAN ONE
  9. BITS AND PIECES
  10. AFTER THE RAIN
  11. THE LEGEND
  12. THANK YOU AND GOODNIGHT
  13. INTERLUDE
  14. EVERYWHERE I GO
  15. KEEP ONE HEART (STUDIO BONUS TRACK)

Line up

  • Gunnar Nelson: vocals, guitar
  • Matthew Nelson: vocals, bass
  • Brett Garsed: guitars, backing vocals
  • Joey Catchcart: guitars, backing vocals
  • Paul Mirkovich: keyboards, backing vocals
  • Bobby Rock: drums

Voto medio utenti

A completare definitivamente il processo della mia affiliazione alla Nelsonmania, arriva questo “Perfect storm - After the rain world tour 1991”, live album risalente ai tempi in cui i nostri Nelson erano all’apice del successo, ottenuto con l’acclamato debutto dell’anno precedente.
Una popolarità ampiamente testimoniata dalla reazione entusiastica del pubblico, evidentemente caratterizzato da una ricca presenza femminile, a quanto si evince dai gridolini isterici (alla lunga un po’ fastidiosi, a dire la verità) apprezzabili durante tutto l’ascolto dell’opera (immaginatevi dei Tokio Hotel degli anni ‘90!).
La cosa non sorprende, ricordando anche le graziose faccine e le lunghe chiome bionde dei nostri Gunnar e Matthew, un elemento che contribuì in parte al loro trionfo e che finì per distogliere l’attenzione di molti (me compreso) dalle loro qualità artistiche, alla luce di un’analisi più meditata (e forse pure meno invidiosa) e obiettiva, meritevoli di enorme considerazione e stima.
Del resto stiamo parlando di una formazione che annoverava, oltre ai gemellini bravi e belli, fior di strumentisti, tra cui spiccano i nomi di Paul Mirkovich (collaboratore di Foreigner, Cher, Whitesnake, Paul Stanley, Eddie Money…), del drummer Bobby Rock (Vinnie Vincent Invasion, Nitro, Hardline, …) e soprattutto quello di Brett Garsed, straordinario (se volete un saggio della sua abilità e della sua variegata cultura, ascoltatelo in “Uluru”, dove cita con nonchalance, nel bel mezzo di una suggestiva trama fusion, il riff dell’immortale “Back in black” e una “Cult of personality” dei mai troppo elogiati Living Colour) chitarrista australiano di fama internazionale che con questa formazione conquistò l’America, dopo l’affermazione casalinga con il cantante John Farnham.
Parlare delle canzoni è sostanzialmente inutile (citiamo solo, per le loro particolarità, “Two heads are better than one”, in origine inserita, a nome Power Tool, nella colonna sonora di "Bill & Ted’s excellent adventure”, e la mediocre studio bonus-track “Keep one heart”, se non erro inizialmente inclusa in un singolo del 1995), trattandosi di “roba” che i fans del gruppo conoscono alla perfezione (ma che si giova dell’energia dell’esecuzione “dal vivo”) e che chi non conosce e ama l’AOR vibrante e vaporoso farebbe bene a far diventare parte integrante dei propri ascolti quotidiani, mentre è necessario aprire una spinosa parentesi sulla resa sonora del disco, effettivamente abbastanza deficitaria (anche se non clamorosamente “disturbante”, tenendo conto pure della sua natura live), soprattutto nei confronti degli standard medi garantiti dall’attuale tecnologia messa a disposizione della musica.
Ecco, sono il primo a sostenere che il rock melodico, in particolare, “chiede” una registrazione nitida ed equilibrata per dare il meglio di sé, e tuttavia faccio anche parte di quella generazione di musicofili avvezza a suoni spesso tutt’altro che cristallini, per cui nel mio giudizio finale sul Cd vedrete prevalere sicuramente il valore del “documento” e dei suoi contenuti sulla sua assoluta perfezione formale.
Era giusto avvisarvi, e sono certo che se supererete questo scoglio, non potrete che godere anche voi di “Perfect storm”, una notevole testimonianza storica di questi ritrovati protagonisti del r’n’r statunitense.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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