Neaera - Omnicide - Creation Unleashed

Copertina 7

Info

Genere:Death Metal
Anno di uscita:2009
Durata:44 min.
Etichetta:Metal Blade Records
Distribuzione:Audioglobe

Tracklist

  1. I LOATHE
  2. PREY TO ANGUISH
  3. THE WRETCHED OF THE EARTH
  4. GRAVE NEW WORLD
  5. AGE OF HUNGER
  6. CAESURA
  7. OMNICIDE
  8. IN NEAR RUINS
  9. THE NOTHING DOCTRINE
  10. I AM THE RAPE

Line up

  • Benjamin Hilleke: vocals
  • Tobias Buck: guitars
  • Stefan Keller: guitars
  • Benjamin Donath: bass
  • Sebastian Heldt: drums

Voto medio utenti

Torno a recensire i tedeschi Neaera dopo circa quattro anni e mezzo dal loro debutto e con sorpresa scopro che nel frattempo hanno fatto uscire altri due dischi. Considerando che la band esiste dal 2003 ci troviamo di fronte alla ragguardevole cifra di ben 4 full-lenght in 6 anni. Decisamente prolifici.
Io la ricordavo una band vicina agli Heaven Shall Burn, ma decisamente più spostata verso lidi classici di death e thrash metal, ebbene, con questo “Omnicide – Creation Unleashed”, lo spostamento sembra essere quasi definitivo potendo i Neaera adesso essere tranquillamente infilati nel calderone melodic death metal, per intendersi quello di marca swedish.
La cosa è sicuramente positiva, perché probabilmente certe sonorità sono maggiormente nelle corde di un popolo, quale quello germanico, con una fortissima tradizione in ambito metallico.
Sin dall’iniziale “I Loathe” la band rende tributo agli At The Gates, ma non disdegna act più recenti quali Amon Amarth e, nelle parti più brutali, quando il singer Benny Hilleke si esprime in growl, vengono in mente certe cose dei Kataklysm.
Se poi scava più a fondo si rinvengono pezzi come “In Nothing Doctrine” che hanno un forte flavour black metal, tanto nel riffing quanto nello screaming.
Le canzoni si attestano quasi tutte oltre i quattro minuti, denotando una struttura spesso articolata, mai troppo veloce, che sa insistere sulle atmosfere piuttosto che sull’impatto, come nel caso di “Grave New World” dove, sebbene il batterista picchi come un forsennato, si ha la netta sensazione che alla band interessi “raccontare” le proprie canzoni piuttosto che vomitarle in faccia all’ascoltatore.
In definitiva ci troviamo di fronte ad un disco discreto, basato su un songwriting efficace, sebbene non originalissimo e modernissimo, ma che tuttavia mantiene un certo fascino per gli amanti del metallo del vecchio continente.
Recensione a cura di Luigi 'Gino' Schettino

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