Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2009
Durata:37 min.

Tracklist

  1. FILASISTRUCCA
  2. GIANNI FA BURP
  3. ONA
  4. NULLA SI MUOVE
  5. INEQUIVOCABILE
  6. RHYNCHOCYON UDZUNGWENSIS
  7. PULSAR
  8. QUELLO CHE HAI
  9. SALVEZZA
  10. FILASITRUCCA

Line up

  • Elias Goddi: vocals, bass
  • Francesco Brotzu: guitar, synth
  • Giovanni Guiso: drums

Voto medio utenti

Un gran bel disco, questo demo Cd pubblicato esclusivamente a scopo promozionale dai sardi Ipnotica.
Come altrimenti si può definire un lavoro che si segnala per idee ed interpretazione in un ambito stilistico, quello che genericamente possiamo chiamare rock alternativo, incredibilmente affollato e altamente competitivo anche nella nostra italietta, con una massa di figli più o meno “legittimi” di Marlene Kuntz, CSI, Ritmo Tribale e Afterhours?
Ebbene, la loro musica, intensa e reale eppure anche fortemente evocativa, riesce nell’intento di conquistare in maniera pressoché costante l’attenzione del cervello e il coinvolgimento dei sentimenti, grazie ad una calibrata miscela sonora capace di fremiti rumorosi, melodie malinconiche e vibranti parole, piuttosto emozionante nel suo volubile incedere.
Con l’egregia collaborazione tecnica di Francesco Falcini (conosciuto per la sua attività con Giorgio Canali), che lo ha registrato, missato e masterizzato, “Nulla si muove” rappresenta un esempio evidente di come l’intelligenza, musicale e concettuale, possa ancora essere una sostanziale discriminante, anche senza grandi sconvolgimenti stilistici, almeno quando, come accade qui, quest’elemento si traduce in una fortissima tensione emotiva, sorprendentemente focalizzata e matura per una band che ha già ottenuto parecchi apprezzamenti per il suo lavoro passato, ma rimane in ogni caso sempre una formazione “nuova” della scena nazionale.
Le menzioni singole non hanno molto senso, poiché il dischetto è alquanto appagante nella sua totalità (confesso comunque di avere un piccolo “debole” per “Salvezza” e “Ona”, ispirata alla dolorosa vicenda di Virginia Choquintel, ultima discendente di uno dei popoli della Terra del Fuoco), fatto com’è di chitarre sensibili e graffianti, ritmiche pulsanti, suggestive contribuzioni elettroniche e una voce assai espressiva, sia nei momenti più intimisti, sia in quelli maggiormente veementi, per una manciata di canzoni in cui anche i vocaboli vengono scelti con cura per il loro significato senza però rischiare di trascurare la metrica, la cui fluidità viene invece talvolta sottovalutata dai tanti propugnatori del cosiddetto “rock in italiano”.
Bravi e credo, a questo punto, praticamente pronti per il grande pubblico.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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