Mats Hedberg (Vargton Projekt) tra sperimentazione e passione

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In un 2011 carico di ottimi dischi, proprio nei mesi estivi era stata la volta di ProgXprimetal, edito da Lion Music, disco difficile da assimilare già a partire dal titolo ma assolutamente di livello eccelso. A qualche mese di distanza, abbiamo avuto la possibilità di chiacchierare con il talentuoso mastermind del Vargton Projekt, Mats Hedberg, che con simpatia e tanta voglia di raccontarsi ci ha parlato del progetto e degli sviluppi futuri di questa positiva esperienza.

Ciao Mats e benvenuto sulle pagine di metal.it. Iniziamo parlando del nuovo album: lasciami dire che lo considero una delle cose in assoluto più interessanti che ho sentito negli ultimi mesi! So che avete iniziato molto tempo fa a comporre e registrare questo disco, ci racconti un po’ la sua storia?
Ciao e grazie mille! Il Vargton Projekt è nato nel 2006 da una mia idea, quando ho contattato Morgan Agren per una collaborazione dopo aver ascoltato il suo lavoro su Sol Niger Within di Fredrik Thordendal dei Meshuggah, dove l’impressione che ho avuto di Morgan è stata: “mi piace davvero il suo drumming, suona con un approccio fresco e nuovo, tecnico ma allo stesso tempo molto musicale”. Gli ho mandato qualche demo e Morgan ha apprezzato, così abbiamo deciso di registrare un album. Le registrazioni sono iniziate a Maggio del 2007 agli Annanstans Studio di Morgan a Stoccolma: tutte le parti di batteria e le linee guida di chitarra sono state registrate lì. Il disco è poi stato completato in altre 5 studio session tra il 2008 e il 2010, mentre all’inizio del 2011 è stato mixato da Nicola Verzieri agli OSD Studio di Bologna e masterizzato da Claes Persson ai CRP Studios di Stoccolma. Inizialmente doveva essere un lavoro strumentale, ma quando ho chiesto a Bjorn Jannson di creare le linee vocali il risultato è stato straordinario! Poi abbiamo avuto anche Hans Lundin per tre pezzi e, importantissimo per il risultato finale, l’apporto di Giovanni Imparato da Napoli alle percussioni, Fabrizio Sciannameo e Lorenzo Feliciati, Marco Caudai e Lars Erik Mattsson.
E per quanto riguarda il titolo dell’album e la sua attitudine sperimentale? Come crei le canzoni?
La maggior parte dei pezzi sono stati interamente scritti da me e poi inviati a Morgan, che se li ascoltava in macchina per sentire il groove. Poi quando ci siamo incontrati abbiamo registrato live per ottenere il massimo risultato in termini di emozioni, cambiando anche qualche tempo qui e là. Abbiamo tenuto tre take per ogni canzone prima di scegliere quello definitivo, ma qualche pezzo è anche stato scelto dopo una sola registrazione, come le conclusive Tokeri 1 e Tokeri 2. Su Rjoredraggu e Naudljaus tutto parte dalla batteria e dal sitar oppure da un semplice riff di chitarra pulito in MI. In U Playing On My Drums c’è tantissima improvvisazione, invece altre volte siamo partiti semplicemente da un riff per poi svilupparlo, come su The Gathering e Outrott. Siamo poi particolarmente fieri dell’arrangiamento di Allegro Vivace. Tra i cambiamenti fatti in corsa, ad esempio, la struttura di Jaipur. Inizialmente era un 4/4. Per renderlo più interessante ho cambiato la seconda parte in 7/8 + 7/8 + 7/8 + 7/8 + 4/8, così da ottenere un 32/8, ossia 16/4 (4 battute da 4/4). Per Morgan non è mai stato un problema vista la grande varietà di pattern che ha voluto utilizzare e le acrobazie metriche che è in grado di pensare. Volevo poi creare assoli di chitarra particolari, quindi invece di usare solo pentatoniche e scale armoniche andando su e giù (che comunque va sempre bene!) ho utilizzato molte scale lidie, arabe e indiane, ispirandomi a John McLaughlin (che già nel 1973 aveva preso le scale indiane dominanti per trasferirle nel metal con ottimi risultati) e al mio lavoro su The Gate dei BFH. Comunque tante altre informazioni su questi aspetti sono sul mio sito www.matshedberg.net.
Cosa ci puoi dire dei testi? Chi se ne è occupato? Si tratta di un concept album?
Tutti i testi sono stati scritti da Björn. Gli ho dato qualche input per la Birka Trilogy: The Gathering parla dell’incontro tra le tribù vichinghe, Rendition dell’incontro con gli spiriti e Defender & Believers della guerra.
Nella tua musica ho sentito richiami ai King Crimson, a Zappa e qualcosa dei Pain Of Salvation, ma sono sicuro che le influenze sono tantissime (specialmente dagli anni ’70). A chi ti ispiri?
Return to Forever, Al Di Meola, Mahavishnu Orchestra…ma con chitarre molto heavy e suoni decisamente più moderni. Mi piace l’aspetto metal dei miei pezzi, ma decisamente volevo fare un disco molto groovy, senza tecnicismi eccessivi, anche se poi le parti molto tecniche sono venute fuori! Abbiamo suonato per la resa delle canzoni e la musica!
Oggi la maggior parte dei metal fan collega il termine progressive metal esclusivamente a band come i Dream Theater o i Symphony X…io penso che ci sia un po’ troppa confusione su questo termine, non credi? Voglio dire, certo ci sono elementi progressive nel loro sound, ma la vera attitudine progressive è qualcosa di diverso: che tipo di audience secondo te gradirà la vostra proposta?
Penso e spero che sarà un audience davvero variegato. Si sono molti elementi moderni come le chitarre heavy accordate in Do che potrebbero attrarre gli ascoltatori più giovani, ma la qualità delle tracce e del lavoro di mix e mastering potrebbe attrarre anche i più maturi. Penso sia un disco molto musicale in grado di piacere a tanti!
Ci sarà presto un tour europeo?
Ci piacerebbe molto, dipenderà anche dalle vendite del disco. Io e Morgan siamo stati ad Aprile del 2011 a Roma, probabilmente torneremo presto!
Ho visto nei credit che avete collaborato con professionisti italiani per la fase di mix del disco: cosa puoi dirci di questa esperienza? Come mai siete arrivati in Italia?
Il mix è stata un’occasione che ho colto al volo, perché avevo già lavorato in precedenza con Nicola Verzieri ed è uno dei più creativi ingegneri del suono. Inoltre il suo capo (un famosissimo cantante italiano) ha uno studio incredibile! Abbiamo chiesto a lui quando era disponibile e siamo riusciti a lavorare insieme! Il mastering invece l’abbiamo fatto in Svezia con Classe Persson. Comunque io sono stato spessissimo in Italia per lavorare come chitarrista, session man e compositore e sarò ancora qui “live and kicking”!
E cosa ci dici della band? Dopo questo album, il Vargton Projekt è effettivamente una band oppure si tratta solo di un side project?
Di sicuro io e Morgan lavoreremo ancora insieme, ci siamo trovati alla grande sia musicalmente che umanamente. Io vivo nella mia musica al 100% e non esistono mai side projects per me!
Quali sono i piani per il futuro? C’è qualcosa di interessante in cui sei coinvolto di cui vorresti parlare?
Ho appena finito di scrivere una colonna sonora per un film italiano. Poi uscirà qualche CD in cui ho collaborato, come quello del drummer Billy Cobham. Sto ultimando il mio nuovo libro didattico di chitarra, mentre un primo DVD e un altro libro sono già usciti. Ho tantissimi studenti, concerti a Verona e Roma con il percussionista Giovanni Imparato, oltre ovviamente a continuare a scrivere e a mettermi alla prova come musicista!
Il tuo paese è sempre stato uno dei più vivaci per la musica rock e metal: tante ottime band e tanti bei dischi. Cosa puoi dirci della scena svedese? Sei d’accordo con me?
Certo, penso che in Svezia ci siano tantissimi grandi musicisti, ma anche in Italia non siete da meno. Io semplicemente mi sento privilegiato in quanto posso continuare a fare quello che desidero di più.
Ok, Mats, abbiamo finito. Grazie mille: a te lo spazio per un saluto!
Grazie mille! Comprando questo album non sarete delusi e ci permetterete di continuare a creare e registrare musica, la cosa che più amo fare al mondo! Best cheers!
Intervista a cura di Alessandro Quero

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