SCARVE (Pierrick Valence – Vocals)

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Gruppo:Scarve

Nonostante i francesi Scarve abbiano alle loro spalle tre full lenght album ed altrettanti Ep, è solo grazie all’ultimo “Irradiant” che la band capitanata dai due cantati Pierrick e Guillaume è riuscita ad attirare le attenzioni del grande pubblico: merito sia di un sound personale, che trae palese ispirazione dal death metal melodico di band come Darkane e Soilwork, sia grazie alle collaborazioni con esponenti di Meshuggah e Darkane. Il singer Pierrick Valence, il ‘growlatore’ della band, ha accettato di scambiare due chiacchiere con noi mostrando un entusiasmo ed una convinzione che la dicono lunga sull’esuberante carisma della band.

Per prima cosa vorrei sapere quali sono i vostri progetti riguardo al drummer Dirk Verbeuren, entrato da poco nei Soilwork. E’ una situazione che vi creerà problemi?
“Dirk si limiterà a dare una mano ai Soilwork solo per quanto concerne l’attività live, rimane quindi il nostro batterista al 100%. Siamo molto felici che una bad che ammiriamo così tanto abbia scelto Dirk, anche se come soluzione temporanea, inoltre penso che questa situazione non possa farci altro che bene, portando agli Scarve più attenzione da parte del pubblico. Non è un segreto che l’audience nostra e quella dei Soilwork tendano a coincidere, e loro stessi si sono dichiarati fan degli Scarve, per questo motivo hanno pensato a Dirk quando si sono trovati in difficoltà. Per quanto riguarda i nostri impegni promozionali non ci dovrebbe essere alcun problema, inizieremo a girare per l’Europa solo da Marzo.”

“Irradiant” è arricchito dalla collaborazione di due grossi nomi come Fredrik dei Meshuggah e Gustaf dei Defleshed. Com’è nata quest’esperienza?
“Ci riteniamo molto fortunati ad aver avuto la possibilità di lavorare con due musicisti di tale livello. Devi sapere che, mentre stavamo registrando il nostro ultimo disco in Svezia, io e Guillaume avevamo l’abitudine di tirare tardi quasi ogni sera, cercando sempre i party più selvaggi. Purtroppo in Svezia non è così facile trovare un posto dove si possa continuare a bere dopo le due di notte; in una di queste occasioni incontrammo Gustaf al Felini’s bar, un famoso pub metal che si trova ad Uppsala, e subito iniziammo a chiacchierare; in breve Gustaf ci portò con lui in un disco pub dove restammo fino alle sei di mattino quando, troppo ubriachi per continuare a sopportare quella musica da discoteca di merda, decidemmo di tornare in studio per fargli registrare alcune parti vocali su ‘Molten Scars’, il nostro pezzo più veloce. Per quanto riguarda Fredrik, non è certo un segreto l’ammirazione che noi tutti nutriamo per i Meshuggah: così, tanto per vedere cosa sarebbe successo, gli mandammo una demo version di ‘Asphyxiate’ qualche tempo fa con ben poche speranze di ricevere una risposta, incredibilmente lui apprezzò molto il pezzo e ci espresse il desiderio di potervi partecipare con uno dei suoi folli assoli. Praticamente un sogno divenuto realtà per gli Scarve; il modo di suonare la chitarra che caratterizza Fredrik è così geniale che ha volte dubito della sua appartenenza al genere umano, probabilmente è un alieno!”

Quali sono i pregi di avere due cantanti nella band?
“Possiamo riprodurre dal vivo tutte le sfumature presenti sul disco. Noi siamo stati i primi a miscelare nello stesso tempo voci pulite e voci sporche non seguendo l’esempio delle cosiddette ‘gothic lyrical band’, bensì puntando sulla brutalità e sulla melodia. Guillaume canta in maniera aggressiva, ma senza dimenticare mai l’intonazione, mentre invece la mia impostazione vocale è di scuola classicamente death: quando sul palco cantiamo insieme il risultato è splendido e caratterizza le nostre esibizioni in una maniera del tutto particolare.”

Che cosa significa la parola “Scarve”?
“Si tratta di un neologismo, una fusione delle parole ‘psychological’ (psicologica) e ‘scar’ (cicatrice), ma anche una via di mezzo fra i verbi ‘to carve’ (incidere, scavare) e ‘to scar’ (sfregiare). Credo che rappresenti a perfezione il sound della band, è un monicker che sembra dichiarare: ‘hey, noi siamo una fottuta band di metal estremo, se state cercando qualcosa di intenso, potente, brutale ma anche arricchito da molta melodia, allora avete trovato ciò che fa per voi!’ La parola ‘Scarve’ rappresenta soprattutto la nostra attitudine, cerchiamo sempre di focalizzarci nel suonare musica con le palle e di inventare soluzioni originali.”

Voi provenite dalla Francia, una paese che, a parte alcune eccezioni, ha sempre stentato ad affermarsi nella scena metal europea. E’ una situazione che vi ha penalizzato?
“Suonare metal non è facile in nessun paese, questo è certo, e di sicuro la nostra nazione non è esattamente famosa per la sua tradizione del rock ‘n roll, eppure qualche cosa si sta muovendo: ‘We shall lay down our souls to the gods rock'n roll!’ (ride). Ciò che tu dici rappresenta la visione che avete di noi dall’estero, un punto di vista non errato, però và tenuto presente che nel nostro underground le cose ribollono incessantemente: c’è una grande attività ed i gruppi in gamba aumentano ogni giorno di più. Credimi , ci sono alcune formazioni che possono tranquillamente competere a livello europeo con i gruppi di altri paesi, in questo momento mi vengono in mente Gojira, No Return, Loudblast, Aggressor, Antaeus, Kabbal, S.u.p, Garwall, The Old Dead Tree, Anorexia Nervosa e molti altri. Credo che la Francia potrà riservare alcune sorprese in futuro, e molte persone se ne stanno accorgendo già ora e per questo tengono d’occhio la scena con interesse cresente.”

La Listenable sembra voler puntare molto su di voi...
“Fortunatamente credono negli Scarve, e noi crediamo in loro. Non ho dubbi che, allo stato attuale, la Listenable rappresenti l’etichetta migliore in circolazione per le nostre esigenze; loro non interferiscono assolutamente con la nostra arte, abbiamo sempre il pieno controllo di tutto ciò che facciamo e, cosa più importante, non scarseggiano mai i mezzi per realizzare quanto desideriamo. In parole povere non possiamo proprio lamentarci di nulla, ci pagano qualsiasi cosa: donne, droga e alcol, un vero e proprio affare! (ride)”

Negli ultimi tempi è esplosa una sorta di “New Wave Of Extreme Metal”, trascinata inizialmente da band come At The Gates e Meshuggah ed ora fiorita grazie a nomi come Soilwork e Darkane. Pensate che questo movimento possa significare per il nuovo millennio ciò che il thrash rappresentò per i tardi anni ’80? Oppure la vivete come una semplice evoluzione del death metal, destinata a non rimanere statica e ad evolversi continuamente per trovare nuovi confini da superare?
“Wow, questa è probabilmente la domanda più interessante e difficile che mi abbiamo mai fatto. Credo che nessuno abbia mai suonato come le band che tu hai appena nominato, e questo basta a dimostrare l’esistenza di una nuova scena ed, oserei dire, anche di un nuovo genere musicale ben distinto dal classico thrash o death di band come Entombed o Dismember. Nello stesso tempo i gruppi che fanno parte di questa realtà non cercano di copiarsi fra di loro: i Darkane suonano molto diversi dai Soilwork, i quali sono differenti dagli Scarve. La caratteristica che ci accomuna è il desiderio di andare oltre, di scavalcare le frontiere imposte dal genere e di sperimentare nuove esperienze. Le barriere esistono per essere distrutte!”

Una band come gli Scarve, certamente in ascesa ma ancora legata a doppio filo con l’undergroud, vede Internet come uno strumento di promozione oppure ne teme i famigerati atti di pirateria?
“Credo che, per una formazione alle prime esperienze come noi, Internet rappresenti un aiuto promozionale formidabile,;sono scettico riguardo a questa buffonata degli mp3’s, mi sembra un caso molto montato. Quando un ragazzo desidera ascoltare musica metal non può prescindere dai testi e dalla copertina: ricordo ancora quando comprai il mio primo disco degli Iron Maiden, ciò che mi spinse all’acquisto fu proprio il fantastico package, probabilmente con una qualità sonora inferiore e senza artwork non mi avrebbe attratto. La nostra scena non è popolata solo di fottuti scarafaggi che scaricano la musica senza alcun rispetto, ma anche e soprattutto di persone veramente appassionate che sono consce del sudore e dello sforzo che si cela dietro un disco. Dal canto nostro abbiamo cercato di rendere ‘Irradiant’ il più appetibile possibile, includendo ben due videoclip, tonnellate di foto e molto altro ancora… dovreste proprio darci un’occhiata.”

Intervista a cura di Francesco 'HWQ' Bucci

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