(25 maggio 2024) AC/DC + The Pretty Reckless @ Reggio Emilia

Info

Provincia:RE
Costo:140,00 euro
Io non ci volevo andare al concerto degli AC/DC. Perché li avevo visti ad Imola nel 2015, e, a parte un Brian Johnson in evidente affanno, il ricordo che più mi era rimasto impresso era l’immagine di Angus Young che suonava un interminabile assolo a torso nudo, grondando sudore dalle flaccide tettine da vecchio. Una di quelle cose che mi faceva pensare “ma non ce l’ha un amico/parente/conoscente che gli dica di smetterla?”. Nove anni dopo, in che stato li avrei ritrovati?

Poi, però, gli AC/DC hanno deciso di mettere l’unica data italiana praticamente nel cortile di casa mia, e quando un amico si è offerto di provare l’acquisto online ho ceduto alla tentazione di unirmi anch’io. Quando mai mi sarebbe capitato di averli di nuovo a portata di bicicletta?

Così, anche se in area VPP (very poor people) in fondo all’arena, eccomi tra i centomila del concertone.

Una nota a margine sulla location: la RCF Arena è nata appositamente per i grandi concerti, e si nota. La leggera inclinazione del terreno permette di vedere il palco anche dalle zone più lontane, e l’impianto audio è impressionante. Il confronto con eventi simili organizzati in parcheggi/piste/ippodromi è impietoso.

Poco dopo le 19 aprono le danze i Pretty Reckless, con il loro hard rock dalle sfumature blues e grunge. Anche se i due elementi che emergono di più sono la versatilissima voce della frontwoman Taylor Momsen e la chitarra blueseggiante di Ben Phillips, è impossibile non notare come la sezione ritmica di basso e batteria funzioni con la precisione di un orologio e la potenza di una macchina da guerra. Fanno vibrare il corpo dai talloni alla punta dei capelli. E poi, diciamolo, la presenza scenica ed il carisma della Momsen (che oltre ad essere una bravissima cantante è anche modella ed attrice) ha la capacità di cancellare come per magia tutte le brutte immagini di sudata senilità cui alla mia premessa. Le si perdona anche quando prende in mano una Telecaster rosa accennando tre-accordi-tre (“Vabbè, ma così so suonare anche io” “ok, ma il babydoll rosso lo porta meglio lei”) o quando tenta frasi in italiano tradotte con Google Translate. Promossi.

Pausa panino e cambio palco, l’arena continua riempirsi con un pubblico eterogeneo per età, provenienze e vestiario. Metallari con magliette dell’Innominabile attendono di fianco a ragazzine vestite con maglioni di influencer, accompagnate dal padre. Bambini di sei anni scrutano il panorama sulle spalle dei genitori che indossano corna rosse in plastica. Un gruppo di francesi dialoga con alcuni ragazzi sloveni. Un veterano degli AC/DC dalla lunga barba bianca, a gambe incrociate, fa la Settimana Enigmistica.

Il sole non è ancora tramontato, quando alle 20:45 spaccate il video introduttivo di una macchina in corsa anticipa le note di “If You Want Blood”, la prima di una serie devastante di classici. Quante band possono permettersi di buttare lì come secondo pezzo “Back in Black” o “Thunderstruck” come quinto? Le canzoni si susseguono con qualche breve pausa per prendere fiato tra un pezzo e l’altro, i momenti di interazione con il pubblico sono pochi e, per usare un’espressione desueta, lasciati alla musica. Anche perché Brian Johnson l’unica volta in cui parla saluta l’intera regione con un confuso “CIAO BOL-IMOL-REGGIO EMMMILLIA”. Eh vabbè, almeno non ha salutato Parma.

Pause a parte, Angus Young non si risparmia ed è la solita molla impazzita che sfrutta ogni angolo di palco e passerelle tra cascate di note. Forse meno preciso di quanto ci si aspetterebbe in alcuni momenti delicati (l’intro di "Thunderstruck", ad esempio) ma che gli vuoi dire? È lui.

Brian, rispetto al 2015, sembra rinato. È la vera sorpresa della serata. Il suo entusiasmo è trascinante, ma anche la sua prestazione vocale è di tutto rispetto. Il suo meglio lo dà nei passaggi più “attoriali”, in cui gigioneggia con gli ascoltatori tra una posa ed una smorfia (vedi alla voce “Dirty Deeds”), ma anche quando c’è da urlare non si tira indietro. Si diverte e sta bene, è evidente. E noi ci divertiamo con lui.

La scaletta prende a piene mani dal repertorio di inizio anni ‘80, ma c’è spazio per alcuni brani più recenti (oddio, recenti, "Rock’n’Roll Train" ha sedici anni) ed alcune chicche d’epoca quali “Riff Raff” o “Stiff Upper Lip”. Rispetto a quanto suonato qualche sera prima in Germania manca “Givin’ The Dog a Bone”, e la cosa mi dispiace un po’. Gli altri classici ci sono tutti. “Let It Be Rock” viene trasformata in un torrenziale assolo che non finisce più, giocando di reazioni tra il pubblico ed Angus, che sfodera tutti i cliché per cui lo amiamo: saltelli sulle passerelle, piattaforme rialzate, rotolamenti a terra. Stavolta non si toglie la camicia, e gliene siamo molto grati.

Il concerto si conclude senza troppi fronzoli, come da tradizione, con “For Those About To Rock”, ed alle 23 precise le danze si chiudono, lasciando tutti con un sorriso sulle labbra.

Io al concerto degli AC/DC non ci volevo andare, ma ho fatto bene a ripensarci.

Il Lucio


Immagine

Foto di Christie Goodwin inviata ad uso gratuito per scopi promozionali da Barley Arts tramite comunicato stampa del 12/02/2024


Setlist:
If You Want Blood (You've Got It)
Back in Black
Demon Fire
Shot Down in Flames
Thunderstruck
Have a Drink on Me
Hells Bells
Shot in the Dark
Stiff Upper Lip
Shoot to Thrilling
Sin City
Rock 'n' Roll Train
Dirty Deeds Done Dirt Cheap
High Voltage
Riff Raff
You Shook Me All Night Long
Highway to Hell
Whole Lotta Rosie
Let There Be Rock (with Angus guitar solo)
T.N.T.
For Those About to Rock (We Salute You)
Report a cura di Gabriele Marangoni

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