(23 aprile 2005) HIGH ON FIRE + WINNEBAGO DEAL + EL THULE - Bloom, Mezzago (MI) - 23 Aprile 2005

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Per la terza volta in due anni ho il grande piacere di rivedere dal vivo una delle band più interessanti, vitali, energiche e fresche dell’attuale scena heavy mondiale, autori qualche mese fa di uno dei migliori dischi finora usciti nel corso di questo 2005.

Dopo la prima esperienza avvenuta 2 anni fa in cui gli High On Fire si presentarono sul palco del Transilvania Live di Milano, accompagnati dai Mastodon, ancora lontani dal clamoroso successo seguito all’ottimo “Leviathan”, e dopo aver avuto la fortuna di vedere Matt Pike e compagni in casa loro, a settembre a San Francisco, ecco l’attesissimo ritorno celebrato al Bloom di Mezzago.

Dopo aver avuto un assaggio della potenza dei nuovi brani proposti durante lo show americano, e dopo la conferma e consacrazione con un album quale “Blessed Black Wings”, l’appuntamento del Bloom era per il sottoscritto impegno imprescindibile il quale non ha certo mancato di soddisfare e gratificare ogni aspettativa.
Accompagnati per il tour europeo dai Winnebago Deal, la data odierna viene inaugurata dagli italiani El Thule, formazione heavy stoner ultimamente molto attiva sui palchi di mezza Italia e forte di un nuovo album alle spalle, “No Guts, No Glory”, positivamente acclamato dalla stampa critica internazionale.
Il trio ha il compito di aprire le danze con uno show energico e d’impatto che non risparmia anche divagazioni e rallentamenti, sulla scia dei maestri Kyuss e Fu Manchu, ma con una interpretazioni personale e a tratti debitrice verso la scena scandinava e il punk/garage anni settanta. Il pubblico, per la verità non così numeroso come mi sarei aspettato, reagisce timidamente ma sembra apprezzare, risparmiando forse le forze per il piatto forte della serata.

Seconda band sul palco sono i Winnebago Deal appunto, formazione minimalista (solo 2 componenti, affiancati da una specie di DJ in alcuni brani) cui avevo già avuto modo di assistere in occasione dell’unico concerto italiano dei Nebula, nel novembre del 2003, e che già in quella occasione non mi aveva particolarmente galvanizzato. Di tutt’altro avviso il pubblico presente, in questo frangente più folto che nel resto dell’intera serata, a godere di un misto di punk/grunge caotico e viscerale, suonato con grande convinzione e passione da parte dei due unici componenti della band, chitarra/voce e batteria. Non ho mai avuto l’occasione (né l’interesse) di ascoltare questa band su disco, dal vivo l’impressione è sicuramente positiva per quel che riguarda spettacolo e resa sonora, in merito alla qualità musicale di quanto proposto nel corso della serata mantengo ancora il mio scetticismo nei confronti di una band eclettica ma eccessivamente caotica ed essenziale.

Approfitto del cambio palco per agganciarmi alla transenna posta sotto il palco, proprio ai piedi di Matt Pike, e mi appresto a farmi travolgere dal muro sonoro cui so di dovermi preparare per lo spettacolo degli High On Fire. La band sale sul palco timidamente, ognuno alle prese con la preparazione della propria strumentazione, per dare il via senza troppe cerimonie ad uno spettacolo devastante e rabbioso come pochi. “Cometh Down Hessian” apre la set list di questo concerto, trascinato magistralmente dall’esplosivo Matt, unico punto d’attenzione sul palco del Bloom. Sostenuto da un volume allucinante sprigionato da 2 testate e ben 3 casse, la Les Paul del cantante/chitarrista si fa largo come un’ascia su un campo da battaglia, mietendo come vittime le inermi orecchie dei presenti a suon di riff di incredibile potenza.

Alle spalle dell’ex Sleep non sfigura di certo il compagno d’avventura sin dall’inizi degli High On Fire Des Kensel, una vera furia per precisione e aggressività dietro le pelli, ruolo di fondamentale importanza nell’imponente macchina da guerra organizzata dalle song proposte in questa sede. La bellissima e devastante “Eye & Teeth” ci riporta per un attimo indietro al secondo lavoro, “Surrounded by Thieves”, dal quale verranno estratte anche “Hung, Drawn and Quartered”, “Nemesis” e “Speedwolf” dedicando poi la maggior parte dello spettacolo all’ultima fatica discografica.

Lo show offerto è essenziale, diretto e implacabile, condito con tanto sudore e tantissima energia, poche chiacchiere e tanta musica, sparata in faccia con rabbia e determinazione. Un po’ in disparte l’ultimo arrivato nella band, il bassista Joe Preston (ex Melvins), ancorato nella sua posizione a pochi metri dal muro di casse Ampeg alle sue spalle. Il confronto con l’ex Gorge Rice è spontaneo e immediato ed ovviamente ne esce sconfitto il nuovo acquisto, eccessivamente statico in confronto al dinamismo e alla presenza scenica del predecessore.
C’è anche il tempo per un estratto (l’unico purtroppo) dall’esordio “The Art of Sel Defense” e non poteva che essere la bellissima “Baghdad”, mentre dell’ultimo lavoro meritano menzione particolare le altrettanto splendide “Brother in the Wind” e “To Cross the Bridge”. Senza troppi clamori la band concede un bis e poi saluta il proprio pubblico (non certo oceanico ma decisamente maggiore della loro ultima apparizione in Italia) al quale si concede a fine concerto per quattro chiacchiere e un paio di birre.
Doveroso approfittarne per una foto ricordo con Matt Pike, artista e personaggio davvero eccezionale, prima di lasciare il locale con la certezza di aver assistito ad un concerto sostanzialmente perfetto da parte di una band oggi più che mai unica ed eccezionale.


Setlist:

- Cometh Down Hessian
- Eyes & Teeth
- The Face Of Oblivion
- Hung, Drawn And Quartered
- Blessed Black Wings
- Baghdad
- Brother In The Wind
- Nemesis
- To Cross The Bridge
- Devilution
- Speedwolf

Report a cura di Marco 'Mark' Negonda

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