Luppolo In Rock 2019: Live Report

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Pubblicato il:06/08/2019
Se l'anno scorso il LUPPOLO IN ROCK si era ben presentato (nel bill Geoff Tate, D.A.D. e Primal Fear) quest'anno replica alla grande, passando da tre a ben quattro giornate, con le assi dal palco nuovamente calpestate da formazioni di assoluto valore.

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Purtroppo, dobbiamo dare forfait alle prima serata, dove spiccava la presenza della storica PFM, ma poi METAL.IT è stata presente a Cremona dalla seconda sino al suo epilogo.

- Giovedì 11 luglio 2019:
Il giovedì inizia, dopo il consueto passaggio agli stand che si incrociano nel parco antistante all'arena destinata ai concerti, per andare poi a scoprire i primi a salire sul palco, i giovanissimi locali DEAD BEAT SOUL, che hanno preso parte alla Luppolo in Rock Audition, ma che, pensando ai gruppi che seguiranno, risalutano fuori contesto con i loro Alternative Punk Rock, ben rappresentato dal loro singolo "If I Say Goodbye".
Ecco che torna (era, infatti, già qui l'anno scorso) David Reece con i suoi REECE, e subito colpisce l'energia che il cantante (Bangalore Choir, Bonfire e Accept) mette in campo, con la fianco un altro veterano come Andy Susemihl (ex Sinner e U.D.O.), fa piacere scoprire che nella setlist, a fianco di diverse cover degli Accept (e se mi aspettavo "X-T-C" e "Generation Clash" dal suo "Eat the Heat", stupisce invece "Losing More than You've Ever Had" tratta da "Balls to the Wall") troveranno posto diversi brani inediti che ritroveremo sul prossimo album dei REECE, e che immaginiamo all'insegna di un Heavy Metal energico e ottantiano come quello proposto oggi.
Il fumo e le luci che avvolgono il pubblico presente, fanno il paio con la musica degli EVERGREY, che partono con "A Silent Arc" e che riversano sul pubblico il loro sound saturo e carico di pathos, che nell'occasione pare un po' forzato e di routine, con Tom Englund e soci che danno molto spazio al loro ultimo album "The Atlantic" per poi chiudere con l'accoppiata "A Touch of Blessing" e "King of Errors".
Ecco in chiusura il gruppo più atteso da molti dai presenti e anche dal sottoscritto che per "n" motivi non era ancora riuscito ad assistere ad un loro concerto.
E me ne rammarico: gli svedesi, accolti con fervore, si rendono autori di una performance che non offre il fianco ad alcuna critica, e scopro un Mikael Stanne particolarmente carico e interattivo con i fans, mentre i DARK TRANQUILLITY prendono d'assalto il Luppolo in ... Melodic Death Metal, scorrendo la loro più recente discografia ("Monochromatic Stains", "The Mundane and the Magic", o "Terminus"), andando indietro sino a "Projector" dl quale recuperano la stupenda "ThereIn", che, anche da come è stata accolta, prende la palma del momento migliore di questa prima serata.
Grande serata. E non sarà l'unica.
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- Venerdì 12 luglio 2019:
Passata la mattinata per le vie, o meglio per le piazze, di Cremona, nel pomeriggio si ritorna all'ex Parco delle Colonie Padane dove sotto il sole i primi a salire sul palco sono i NECROFILIA, e se dal nome mi aspettavo una proposta sul versante estremo del Metal, questi stagionato quartetto (da San Marino) si propone in un Thrash tra Kreator e Testament, anche se su "Necrofilia" si fanno slayeriani e come cover scelgono "Rock’n’Roll" dei Motorhead.
Li seguono i SUICIDE SOLUTION (che replicano la presenza del 2018), un altro quartetto con i quali hanno in comune la non tenera età e l'indirizzo musicale, anche se quello dei cremonesi è più tecnico e articolato, anche nel contesto lirico: "... il nucleare: una merda!", ecco come Cippe presenta la conclusiva "Nuclear Peace".
Ed ecco che, senza voler sminuire i presenti, iniziano ad arrivare i pezzi forti. Avevo visti nel lontano 1988 i FLOTSAM AND JETSAM, ma stasera riescono a riaccendere la magia dei bei tempi andati, sia con i vecchi brani ("Desecrator", "Hammerhead", "No Place for Disgrace"...) sia con quelli più recenti (l'opener "Prisoner of Time", "Life Is a Mess") all'altezza della storia del gruppo, e una citazione particolare va a "Iron Maiden", un evidente e smaccato omaggio, e non solo per il titolo, alla storica band inglese. Grande la prova di Eric A.K., e dei due chitarristi (da sempre il punto forte della formazione) Michael Gilbert e Steve Conley, con quest'ultimo che riesce a non far rimpiangere Edward Carlson.
Alla loro terza calata sul territorio italiano, gli ARMORED SAINT si confermano come una della band più eclettiche della scena Metal, ma anche come una delle migliori e dalla forte personalità, e te lo puoi permettere se hai alla voce un talento (non nel look però...) come John Bush e una formazione che è praticamente quella degli esordi, salvo il compianto Dave Prichard (sostituito dal 1989 da Jeff Duncan). Ed è subito un tutto nel passato, dal quale recuperano prima "Raising Fear" e "Can U Deliver" per arrivare ad inizio secolo con "Creepy Feelings". Segue un gustoso mix di "vecchio" e "nuovo" dove va sottolineata la presenza di "Win Hands Down" e della conclusiva "March of the Saint". Una marcia che ci auguriamo prosegua ancora per molti chilometri e altrettante note.
Altro giro altra corsa: quella impazzita e tagliente dei METAL CHURCH, altra band che fino ad oggi avevo mancato all'appuntamento live. "Damned If You Do" è il loro ultimo album ma anche la prima canzone che riversano sul pubblico. Se Kurdt Vanderhoof se ne sta un po' in disparte, ma Steve Unger si sbatte anche per lui, è Mike Howe a prendere subito il centro del palco, con mille pose, e appare in grande spolvero fisico e vocale (anche se con qualche aiutino dal mixer) e così possiamo gustarci classici come "Date with Poverty", e l'accoppiata che chiude il loro set: "In Mourning" e "Fake Healer". Ma non mancano episodi più datati, quelli cantati da David Wayne, come "Start the Fire", con Mike che scende nel pit a contatto con i propri fan, "Beyond the Black" e la stupenda "Watch the Children Prey".
"... I'm a healer, I will keep you all alive"
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- Sabato 13 luglio 2019:
Smaltite le emozioni del venerdì sera con un'altra rilassante passeggiata nel centro di Cremona, mi sono ritemprato per l'ultimo capitolo del LUPPOLO IN ROCK 2019. Pronto per il sole che nel pomeriggio non ha risparmiato i giovanissimi SUNBURN, che giocano in casa, ed il loro Grunge/Alternative Rock, cantato sia in inglese sia in italiano, e che si fanno preferire quando spingono sull'acceleratore, come nel caso di "Hush".
Segue un'altra formazione tricolore, ma molto più esperta e Heavy: gli ANCILLOTTI, fronteggiati dall'imponente cantante della Strana Officina, con nel carniere già un paio di album e un terzo in arrivo, e fautori di un Heavy Metal tanto classico quanto tosto e frontale, pronto a lottare (l'opener "Fight") come dei true defenders of the faith (le conclusive "Legacy of Rock" e "Warrior". Una certezza.
Non si può negare come anche i californiani NIGHT DEMON abbiano a cuore il classico Heavy Metal, non si risparmino omaggi alle pietre miliari del genere, riprendendo "Overkill" dei Motörhead per introdurre "Dawn Rider" e "Radar Love" dei Golden Earring, il chitarrista cantante Jarvis Leatherby aggredisce un brano dietro l'altro fino alla conclusiva "Night Demon", ma come già in passato questo terzetto mi lascia un po' freddo - nonostante la proibitiva temperatura odierna - nei loro confronti. Ma il resto del pubblico è entusiasta ed è questo l'importante.

Prima del concerto seguente, il LUPPOLO IN ROCK si apre ad un momento commuovente, ricordando, Andrea, amante del Metal, scomparso troppo presto, ma che rivive attraverso i ricordi della madre e dei suoi amici.

Giusto il tempo di qualche riflessione, e salgono sul palco i FREEDOM CALL, ed il loro Happy Power Metal, entusiasma il pubblico sin da "Tears of Babylon". Chris Bay sa come accattivarsi il pubblico, e per quanto sia la prima uscita con la nuova line-up, da segnalare la presenza al basso di Francesco Ferraro dei Vexillum, la prova è superata alla grande. L'approccio da true metallers del gruppo trasuda dal loro adattamento di "Hallelujah” di Jeff Buckley, che apre l'immancabile dichiarazione d'intenti del gruppo: "Metal Is for Everyone", ma non sono da meno episodi come la stessa "Freedom Call" o "Power and Glory". Se in una precedente occasione ero rimasto un po' perplesso, stasera i Freedom Call mi hanno convinto appieno: ecco un nuovo fans per Chris Bay e soci.
Siamo ormai alla fine della serata e del Festival, e all'appello mancano solo i KAMELOT, che salgono via via sul palco aspettando un incappucciato Tommy Karevik, che conferma che di talento e personalità ne ha da vendere, e sa come prendere il pubblico, fino a farlo suo nel corso di "Forever", Se spesso Thomas Youngblood tende a restare un po' defilato è l'indemoniato bassista Sean Tibbetts a incitare spesso e volentieri i presenti. A dire il vero molti dei quali sono stati attratti pure dalla figura della cantante che ha accompagnato i Kamelot nel corso di diverse canzoni (su tutti i duetti di "March of Mephisto" e della già citata "Forever"). La scaletta è stato un buon compendio della discografia della band, anche se a mio parere si sente la mancanza di una "The Haunting".
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Per chiudere non possiamo che ringraziare quelli che hanno preso parte al Festival, da coloro che erano negli stand sino all'impeccabile Staff e agli organizzatori, ma soprattutto a TUTTI i fans presenti.
Contiamo di rivederci nell'edizione del 2020, dove ci auguriamo che l'affluenza sia più massiccia di quella di quest'anno, questo è, infatti, l'unico aspetto che mi ha lasciato un po' di amaro in bocca. Per il resto, solo tanta soddisfazione e bei ricordi.
Articolo a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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