Copertina 7

Info

Demo
Genere:Death Metal
Anno di uscita:2007
Durata:26 min.

Tracklist

  1. SERIAL OPINIONS
  2. TWO EYES
  3. MASKS
  4. IUGULA AUT MISSA
  5. SIXTH HEAVEN

Line up

  • Nicola Guidone: vocals
  • Gabriel Sassone: guitar
  • David Genovese: guitar
  • Riccardo Ponzi: bass
  • Stuart Franzoni: drums

Voto medio utenti

Strano percorso quello dei Semeion, band romana attiva fin dal 1994. Dopo aver pubblicato due demo nel 1994 e nel 1996 restano fermi per un bel po’ di tempo, e solo nel 2004, dopo diversi cambi di line up, trovano la voglia di tornare insieme per lavorare al nuovo cd, questo “94.07”, appunto, che vede al suo interno quattro nuove composizioni e la riproposizione di un vecchio brano, “Mask”, in origine “Maschere”.
Il genere proposto dai nostri è un death metal molto particolare, a cavallo tra il filone più techno e qualche sfuriata ai limiti del brutal, senza scordare una forte componente melodica che però non va ad intaccare l’impatto dei pezzi. La produzione è discretamente potente, ma al tempo stesso riesce a dare giusto rilievo ad ogni singolo strumento, in particolare alla batteria, che oltre tutto è suonata in maniera eccezionale da uno Stuart Franzoni particolarmente ispirato, come se volesse sfogarsi e liberare quanto aveva dentro dopo la sua dipartita dai Corpsefucking Art, forse leggermente più statici da un punto di vista ritmico rispetto ai Semeion.
Come dicevo la violenza non manca, fin dalla opener “Serial opinions”, che parte sparata in quarta con blast beat e riffing serrato, ma non mancano le aperture melodiche a cui accennavo prima e che mi hanno riportato indietro di qualche anno, quando era possibile ascoltare ottime produzioni death/doom. Questa componente oscura, infatti, è abbastanza presente nel sound dei nostri, che non disdegnano neanche di inserire qualche spruzzatina di black, relegata però in qualche riff e in qualche atmosfera qua è là. Per il resto abbiamo a che fare con brani contorti e cervellotici, decisamente spostati verso un techno death che però non diventa mai fine a se stesso. “Two eyes” è aperta da una chitarra acustica che per qualche secondo spezza l’assalto sonoro del gruppo, ma è soltanto una parentesi, prima che si torni in carreggiata con chitarroni elettrici e doppia cassa a manetta. Questo è forse anche il brano più particolare del cd, quello più vario ed interessante. “Iugula aut missa” ha un inizio vagamente sperimentale, ma poi si snoda sulle sonorità tipiche del disco, con una buonissima alternanza di parti rallentate e sfuriate in blast beat (micidiale, lo ripeto, il lavoro di Stuart, perfettamente a suo agio sia sulla parti più propriamente brutal, sia su quelle più articolate). Tocca a “Sixth Heaven” chiudere questo lavoro. Ci troviamo davanti al brano più affine a quanto proposto dai Death, perlomeno all’inizio, con un buon lavoro di basso che nella prima parte ricama trame insieme alle due chitarre e continua ad intrecciarsi e rincorrerle per tutta la durata del pezzo.
Ho tenuto volutamente per ultima “Mask”, perché a mio modo di vedere è la vera e propria unica pecca di un lavoro altrimenti molto interessante. In poche parole, si nota che si tratta di un vecchio brano, in quanto le sonorità sono assolutamente differenti da quelle del resto dei pezzi. Qui ci troviamo di fronte a un pezzo che dopo un inizio decadente ai limiti del doom si snoda lungo coordinate che a volte richiamano i Tiamat e a volte i Cradle Of Filth del loro primo album (si, avete capito bene…). Decisamente troppo ai margini rispetto agli altri quattro brani presenti. Sicuramente un omaggio alla vecchia produzione voluto dal gruppo, però allo stesso tempo mossa alquanto azzardata. Per fortuna si tratta di un episodio isolato che comunque non va ad inficiare il risultato finale, che resta in ogni caso ottimo.
Bella sorpresa questi Semeion… a questo punto non resta altro da fare che attenderli al varco per il loro prossimo cd, che, sono sicuro, sarà nettamente più maturo e complesso di questo “94.07”, con la speranza di non dover aspettare altri dieci anni, eheheh…
Recensione a cura di Roberto Alfieri

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