Copertina 8

Info

Anno di uscita:2026
Durata:43 min.
Etichetta:Octopus Rising / Argonauta Records

Tracklist

  1. CALIGRAMMA
  2. BELLA DAMINA
  3. CITTÀ NASCOSTA
  4. RESTA
  5. DIO CI VUOLE NUDI
  6. RIVER
  7. UROBORO
  8. LOBA
  9. ANGRY CLEMENT

Line up

  • Ester: vocals, guitar
  • Mauro: bass, vocals
  • Ivan: drums

Voto medio utenti

I Maison Dieu hanno il dono di possedere una spiccata incisività espressiva al servizio di una musica dalla matrice caliginosa, mistica ed “esoterica” e grazie a questa innata e rara qualità s’inseriscono di diritto nelle spire della Grande Tradizione Italica del settore (nello specifico, possiamo citare favolose entità artistiche come Dunwich, Arpia e Presence, ma l’elenco è decisamente più cospicuo …), una “eccellenza” di cui essere assolutamente fieri.
Nel loro albo di debutto, “Città nascosta”, armonie auliche intrise di miti e leggende sospese nel tempo si combinano con l’oscura possanza del dark-doom, in un crogiolo sonoro da cui scaturiscono intense vibrazioni di inquietante bellezza, forti di un’aura che si staglia imperiosa fino ai vertici dell’immaginazione, dove si materializzano visioni arcane, fosche e oniriche.
Allontanandosi dai patri confini, citare A.A. Williams, Chelsea Wolfe, Dool e Nytt Land può essere utile per indirizzare il lettore, al quale, però, va anche chiarito che si tratta di affinità e non di emulazione.
Immagini lugubri e figure elegiache, in un suggestivo gioco di chiaro-scuri, si alternano in un programma che incanta fin dalle nervose partiture ritmiche di “Caligramma”, su cui si sviluppa un irrequieto istinto melodico, ben “dominato” dall’ugola flessuosa e seducente di Ester.
La sua scelta di esprimersi - come in questo caso - in italiano, in inglese e in una lingua esclusivamente fonetica creata dalla stessa cantante marchigiana (soluzione cara al corregionale Paul Chain, tanto per rimanere in ambito della succitata prestigiosa “scuola” tricolore …), s’inserisce in un contesto comunicativo ad ampio spettro in cui il cantato in madrelingua, amalgamato con cura alle strutture armoniche, risulta un “valore aggiunto” per audacia e pathos, quello che in “Bella damina” si presenta all’astante con il suo carattere di brumosa “ballata popolare”, in ossequio alla tradizione millenaria delle comunità rurali e urbane della nostra penisola.
La meta della seduzione emotiva può, tuttavia, essere raggiunta anche solo dal malioso intreccio tra note e vocalizzi, e a confermare tale tesi ci pensano la title-track dell’opera, che s’insinua nei sensi alternando contemplazione e catarsi, e “Resta”, in cui tale condotta espressiva contribuisce fattivamente ad alimentare la trance sciamanica elargita dal brano.
“Dio ci vuole nudi”, in qualche modo piuttosto rappresentativo (non a caso il brano è stato scelto come singolo dell’album) dell’essenza artistica dei Maison Dieu, appare una sorta di invocazione, tra magnetici riflessi “medievali” e cavernose pulsazioni soniche, rivolta a connettere il mondo degli uomini e quello degli spiriti, mentre la livida “River” funge da ipnotico preludio alle cadenze torbide e sepolcrali di “Uroboro”, sublimate da un crescendo al tempo stesso incombente e sinuoso.
L’influsso del dark-sound ottantiano diventa ancora più evidente in “Loba”, un pezzo che ne esalta le tetre e sincopate peculiarità con aguzza e stimolante sensibilità creativa, la stessa che, stavolta applicata agli schematismi del doom, rende “Angry clement” il coinvolgente epilogo di “Città nascosta”.
Ponte Del Diavolo, Messa, La Janara e oggi Maison Dieu continuano a rendere il Belpaese una terra particolarmente fertile per la germinazione di suoni e canti sinistramente fascinosi, destinati ad evocare le forze ancestrali del nostro ormai freddamente “tecnologico” universo … il tutto alimentato dal fuoco dell’ispirazione, l’unico che con il suo vivido sfavillio distingue l’arte dall’artefazione.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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