Quando uscì “
Portraits”, l’eccellente debutto discografico degli
AOR-sters Night Pleasure Hotel (che ebbi anche il piacere di intervistare per la
webzine più
gloriosa del globo terracqueo), mi ripromisi di approfondire i precedenti artistici della
band, in particolare degli Ophiura (autori nel 2007 dell’
Ep “
Ancestral whispers”), dediti ad una forma di
melodic metal con venature
power e
prog.
Poi, come spesso accade, la cronica mancanza di tempo per le cose “veramente” importanti (come la musica) e gli effetti dell’inesorabile senescenza avevano invalidato le buone intenzioni, indirizzando gli ascolti verso altri lidi.
A volte, però, il “destino” contribuisce a ovviare alle mancanze ed ecco che oggi
Alex Mari, voce e fondatore dei Night Pleasure Hotel (oltre che coadiutore di Michele Luppi Band, Barock Project, …), decide di riesumare proprio il repertorio degli Ophiura e degli O.D.U. (precedente incarnazione del gruppo), e di riproporlo in una configurazione rinnovata, riarrangiato, registrato
ex novo e reinterpretato attraverso un suono più maturo e una prospettiva artistica aggiornata.
Con il supporto di
Paolo Caridi (
Michele Luppi, Killing Touch,
Reb Beach,
Ellefson-Soto, …),
Gianluca ‘Mr. Pisu’ Pisana (Night Pleasure Hotel) e di alcuni selezionati ospiti, “
Origins” (autoprodotto e promosso dalla sempre attenta
Atomic Stuff Promotion) rappresenta così una “contemplazione consapevole” degli albori delle ispirazioni artistiche di
Mari, vissuta con la convinzione che il relativo materiale sonoro meritasse una “nuova vita”, mantenendo intatto il crogiolo emotivo di speranze, sogni e conflitti interiori che lo aveva generato.
Ebbene, non posso che plaudere a tali considerazioni, dacché l’albo si dipana lungo un’ora abbondante di suggestioni musicali estremamente evocative e coinvolgenti, dalle scenografie spesso brumose e “cinematografiche” in cui il
metal melodico s’intreccia felicemente con il
prog più atmosferico.
Il tutto pilotato con innato trasporto da un’ugola molto comunicativa, la quale, insieme alle spiccate doti di multi-strumentista, confermano
Alex Mari nell’invidiabile ruolo di artista “a tutto tondo”.
Dopo “
Back to the origins pt. 1”, l’
intro in cui immaginare di veder scorrere i titoli di testa, è
“Letters from hell”, con il suo incedere maestoso e drammatico a catalizzare l’attenzione, e se “
Resurrection” e, soprattutto, “
Aenigma”, aggiungono al clima solenne il nerbo del
power-prog, “
Ancestral whispers” si segnala fin dal primo contatto come un autentico gioiellino di sofisticato romanticismo, capace di “reggere” anche di fronte all’ardua prova della trascrizione in italiano, nella
bonus track conclusiva dell’opera.
Con la melodia incisiva ed adescante di “
Let our dreams be free”, sostenuta da una straordinaria
performance vocale, si esauriscono i “ripescaggi” dal succitato
Extended Play degli Ophiura, mentre si conserva intatto il contagio emozionale grazie ai chiaroscuri
power-osi di “
True illusion” e all’arrangiamento sinfonico concesso a “
Visions”, a cui contribuisce il pregevole duetto canoro con
Valentina Piccinini.
Il melodramma onirico denominato “
Forgotten” conduce alle inflessioni al tempo stesso incombenti ed eteree di “
I am” e alle sonorità trionfali di “
Apocalypse”, per poi giungere all’
outro “
Back to the origins pt. 2” e affidare, come anticipato, la chiusura della scaletta alle complessità della nostra amata madrelingua (ben gestite anche per merito del “controcanto” di ‘
Mr. Pisu’).
Alex Mari considera “
Origins” un ponte tra passato e presente della sua sensibilità espressiva, un ritorno alle origini che diventa un nuovo punto di partenza …
beh, se questi sono i presupposti, attendiamo con ansia di capire quale sarà il “traguardo”.