Copertina SV

Info

Genere:Death Metal
Anno di uscita:2026
Durata:38 min.
Etichetta:Scarlet Records

Tracklist

  1. CHAPTER XII
  2. DOGMA
  3. GUILLOTINE
  4. MORBID
  5. CLEANSING
  6. SNAKE CHARMER
  7. MOUTH FILLED WITH BARBED WIRE
  8. BOTTOM FEEDER
  9. HUMAN SCUM
  10. HERESY

Line up

  • Peter Lyse Karmark: Guitars, Songwriting, Lyrics
  • Mike Park Nielsen: Drums
  • Jimmy Nedergaard: Bass, Songwriting
  • Mathias Uldall: Vocals, Lyrics, Songwriting

Voto medio utenti

Se una persona mi chiedesse, così su due piedi, qualche informazione sugli HateSphere, risponderei senza pensarci due volte: "Ascoltati i primi tre disch". "HateSphere" (2001), "Bloodred Hatred" (2002) e "Ballet of the Brute" (2004) sono, per me, i dischi che rappresentano nell'immaginario quello che erano — e che avrebbero dovuto continuare a essere — gli HateSphere. Ma, purtroppo, come spesso accade, quello che penso io non necessariamente coincide con ciò che pensano i musicisti di una band. Ed ecco che, arrivati al dodicesimo album in studio, i nostri danesi sfornano un disco che, onestamente, alle mie orecchie non dice assolutamente nulla. Il cambio di sound, in realtà, non è certo una novità degli ultimi anni: da tempo velocità e melodia hanno lasciato sempre più spazio a groove, atmosfere e riff pesanti come macigni. Il problema è che, almeno per i miei gusti, questo disco suona davvero troppo monotono. Ho trovato tutta la prima parte del lavoro eccessivamente pesante e, soprattutto, povera di quei momenti di respiro che avrebbero potuto valorizzare maggiormente proprio le atmosfere cupe e opprimenti che la band cerca di costruire. Il risultato è un muro sonoro che, invece di coinvolgermi, finisce per appiattire un po' tutto. Nella seconda parte del disco fanno finalmente capolino un paio di pezzi "un po' più alla vecchia", come "Human Scum" ed "Heresy", che riportano almeno un po' di luce in tutta questa ombra e lasciano intravedere, a tratti, quella band che tanto avevo apprezzato agli inizi. Peccato, perché gli HateSphere dei primi tre album avevano una formula che per me funzionava alla grande: velocità, riff melodici, cattiveria e quella sana dose di ignoranza thrash/death che li rendeva immediatamente riconoscibili (e posso garantire che dal vivo spaccavano di brutto). Oggi di quella formula è rimasto ben poco, e questo dodicesimo capitolo, almeno per quanto mi riguarda, non riesce a colmare quel vuoto.
Recensione a cura di Rix619

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