Copertina 8

Info

Anno di uscita:2026
Durata:45 min.
Etichetta:Frontiers Music

Tracklist

  1. LOVE ME OR LEAVE ME
  2. DON'T LET ME GO TONITE
  3. SOMEDAY
  4. COME BACK TO ME
  5. SAVE ME SATURDAY NIGHT
  6. HER NAME IS TROUBLE
  7. HEAVEN AND EARTH COLLIDE
  8. BAD HABIT
  9. KISS ME CALIFORNIA
  10. THE ONES THAT GOT AWAY
  11. NOW THAT YOU DON'T LOVE ME ANYMORE

Line up

  • Paul Laine: vocals
  • Bruno Ravel: bass
  • Scotty ‘Hooch’ Taylor: drums
  • Andrew Oye: guitar

Voto medio utenti

Nuovo disco solista (il terzo) per Paul Laine … la memoria va immediatamente allo sforzo immane che feci per reperire “Stick it in your ear” (1990) il brillante debutto del vocalist canadese, che gli consentì di entrare nei Danger Danger e da lì proseguire in una carriera professionale che cita anche Shugaazer, Darkhorse e The Defiants.
Faccende d’altri tempi, che chi non li ha vissuti fa un po’ di fatica a comprendere, e che oggi vengono rimpiazzate, in fatto di “impegno”, dal decidere su quale pubblicazione discografica applicarsi con zelo, visto il mare magnum delle uscite odierne.
Ebbene, “The long road back” è un album che merita la scrupolosa attenzione di tutti gli estimatori del rock melodico, quelli che amano i gruppi a cui Laine ha fattivamente contribuito e che hanno una certa “nostalgia” di quando Jon Bon Jovi e Bryan Adams infiammavano la “scena” con le rispettive band.
Un’affermazione, quest’ultima, che implica la presenza sia (innanzitutto) di sonorità “classiche” e sia di tentazioni più “attualizzate” (trattate, ad esempio, con gli Shugaazer), in un crogiolo musicale in cui, citando le parole dell’autore, “[…] Ogni canzone racchiude un pezzo della vita che ho vissuto, delle persone che ho incontrato e delle lezioni che ho imparato lungo il percorso. […]”.
Un mix che magari potrà “infastidire” alternativamente i “conservatori” o i “progressisti” del genere e che invece ritengo illustri assai bene l’excursus espressivo di un artista che sa muoversi nelle varie sfumature del settore con destrezza, misura e talento.
Coadiuvato nel “viaggio” da volti noti (Bruno Ravel, sodale del nostro nei Danger Danger e nei The Defiants, anche co-produttore dell’albo) e meno celebri (Scotty ‘Hooch’ Taylor e Andrew Oye, che con Paul ha scritto “Someday”, uno dei “pezzi forti” della raccolta), Laine si ritaglia fin da subito un ruolo da protagonista nell’ambito dell’AOR adescante e anthemico, aprendo la scaletta di “The long road back” con una “Love me or leave me” dall’impatto imperioso, istantaneo e duraturo.
“Don't let me go tonite” prosegue sulla stessa linea ispirativa, aggiungendo ulteriore spigliatezza ed enfasi (qualcosa tra i Bon Jovi di “New Jersey” e il primo Bryan Adams) e anche “Someday”, con il suo incedere avvolgente e languido, non potrà che conquistare i cultori della grande tradizione del melodic rock.
Con “Come back to me” la platea di potenziali ammiratori si estende anche ai meno “tradizionalisti”, adescati da una melodia (dai tratti sempre abbastanza Adams-iani, prelevati dalla sua parabola musicale più “matura” e mescolati con appena un briciolo di Kings of Leon) adatta pure alla “radiofonia” contemporanea.
Ritornare su efficaci sentieri Bon Jovi-eschi, con “Save me saturday night”, non è per nulla “traumatico”, aggettivo che invece potrebbe adattarsi alla transizione nel groove poderoso ed elettronico di “Her name is trouble”, soprattutto se non gradite “roba” alla The Rasmus o avevate mal digerito la svolta “modernista” di certi Danger Danger.
La ballata “Heaven and Earth collide” mette tutti d’accordo, grazie ad una sensibilità armonica di prim’ordine, mentre “Bad habit” desta qualche perplessità non tanto per questioni “stilistiche”, ma semplicemente perché sfrutta le prerogative dell’inno in modo un po’ troppo manieristico.
Solarità rootsy e nostalgie assortite contraddistinguono la garbata “Kiss me California” e la raggiante “The ones that got away”, lasciando, infine, che sia la malinconia enfatica, vagamente Guns N' Roses-esca, di “Now that you don't love me anymore” a completare la ricca ed incisiva gamma emozionale di “The long road back”.
Ora che le prestazioni artistiche di Paul Laine sono facilmente vagliabili, non rimane che analizzarle a fondo con sommo piacere, scoprendo che, ancora una volta, si tratta di materiale sonoro molto competente, ispirato e decisamente coinvolgente.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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