Innanzi tutto due considerazioni di carattere generale:
Markus Pfeffer è uno stacanovista ed ha una particolare predilezione per i cantanti di caratura superiore.
Notazioni facilmente documentabili attraverso il corposo
curriculum del polistrumentista tedesco (Barnabas Sky, Lazarus Dream, Winterland, tra gli altri), da cui emerge l’impiego di una sostanziosa porzione della
crème de la crème (in particolare con i Barnabas Sky, ma non solo) della fonazione modulata internazionale.
E a chi non fosse familiare il nome di
Rob Lundgren e quindi dubitasse della scelta effettuata da
Pfeffer per la gestione microfonica dei
Mystery Moon, diciamo che ancora una volta siamo di fronte a un
vocalist di notevole valore, tra l’altro particolarmente duttile, dall’esperienza e dai “gusti” assai sfaccettati (Mentalist, Reveal, Echosoul, … e che su
youtube si cimenta in un bel numero di variegate
cover vocali … dagli Iron Maiden agli Alice In Chains, passando per
Adele, No Doubt e
Michael Jackson …), caratteristiche necessarie per la conduzione canora di “
Way beyond”, un disco che partendo dalle solide fondamenta del
rock melodico nordeuropeo, tenta un “allargamento” stilistico abbastanza ampio, tra scampoli di enfasi metallica e aperture di natura riflessiva ed “esistenziale”.
Un’esplorazione dei contrasti e delle sfide dell’esistenza umana ben rappresentata dalla copertina dell’
album (opera dell’artista argentino
Nicolas Oliveros, in cui le cicogne, simboli di nuova vita, attendono di riprendere il loro viaggio sotto un cielo diviso tra l’oscurità e il chiarore lunare) e trascodificata in note attraverso un misto di prontezza melodica e drammaticità, intrigante nelle intenzioni e nei risultati singoli, ma forse un po’ “discontinuo” a livello globale.
Insomma, a
Markus piacciono parecchi generi musicali e s’impegna nel cercare di farli convivere, esibendo così una cultura e una preparazione disinvolta e antidogmatica, che consente ai
Mystery Moon di spaziare dalle espansioni altisonanti (e vagamente Bon Jovi-
esche) della
title-track, di “
There for you”, della spigliata “
Chaos and order” e della sognante "
Dreamland”, al clima melodrammatico di "
Lost and found” (impreziosita da chitarre rarefatte e riverberate d’ispirazione
Gilmour-iana) e agli inquieti esotismi di “
Ouroboros”, il tutto intriso di un buongusto che non cancella del tutto una latente sensazione di “discordanza” complessiva.
A rafforzare tale impressione, nella raccolta trovano spazio anche le adescanti pomposità di “
Cycles of life” (
ah, quel
riff di tastiere …), le scorie
metal-funky di “S
ynchronicity (number 33)” e il
groove poderoso e sferragliante di "
Goodbye”, mentre “
Driven” è probabilmente il momento meno efficace dell’intero lotto, zavorrato da una linea armonica non particolarmente “impressionante”.
“
Way beyond” è un album godibile e ambizioso, in cui, però, l’annosa disputa fra il rispetto della “tradizione” e l’impulso alla “ibridazione” sfocia in un risultato ancora un po’ disorganico e incerto … i mezzi per rendere lo scenario espressivo, già parecchio dinamico e accattivante, più omogeneo e coeso ci sono tutti … non rimane che “tifare” per i
Mystery Moon, sostenendoli in un’impresa difficile ma, alla luce dei fatti, certamente alla loro portata.