Con
"Apocryphon of the Unborn Light", rilasciato il 18 settembre 2026 tramite la
Serpent Sun Records, i francesi
Novae Militae tagliano il fatidico traguardo del terzo full-length a ben sei anni di distanza dal più che valido
"Topheth" (2020).
Senza tanti indugi confesso fin da subito che la proposta di questo misterioso progetto d'oltralpe mi intriga particolarmente; per quanto si tratti di una forma di Black metal "moderno" che segue, e amalgama, alcune direttive già ormai ampiamente tracciate da formazioni come
Deathspell Omega, Aosoth, Drastus, Merrimack, Haemoth etc., riescono a farlo con un livello di oltranzismo sonoro e attitudine interna old-school che pochi altri sono in grado di eguagliare.
Inoltre questa misteriosa creatura presenta alcuni tratti distintivi che presi nel complesso sono in grado, nonostante tutto, di conferire una veste originale alla propria musica. Mi riferisco alla scelta di inserire nei tessuti dissonanti dalle tendenze (talvolta) vagamente industriali, e nei tremolo abrasivi, vocals grezze, profonde, che perlopiù si attestano sui registri del growl più scarno e malsano con, tuttavia, un'inflessione urlata in grado di tenere stretto a sé anche il classico scream.
Oltre a ciò, i
Novae Militae indugiano frequentemente su frangenti Doom sovente limitrofi al Funeral (tra
Evoken, Mornful Congregation e
Norrt benché più caustici, distorti e laceranti) che rendono ancora più annichilente, disanimata ed esoterica la loro musica. Ed è da queste basi — già rudemente stilate fin dai tempi del debutto sulla lunga distanza
"Gash'khalah" (2017) — che l'ultimo
"Apocryphon of the Unborn Light" muove le sue mosse, affinando quanto di buono fatto nei lavori precedenti e, forse, configurandosi come il loro miglior capitolo discografico, capace di coniugare il lato più nichilista e furente con una certa raffinatezza compositiva: soprattutto per la concretezza e l'efficacia con cui sono inseriti i rallentamenti funerei, ossessivi e ripetitivi, assieme a rumori di atmosfera diabolici, da rituale occulto, e a composizioni mediamente piuttosto articolate nella loro elementarità, senza tuttavia mai allentare il filo rosso sangue della tensione. Il valore aggiunto del disco risiede proprio in tali suggestioni e nel milieu esoterico così marcato che, altresì, al contempo non sottrae brutalità alle sei tracce di
"Apocryphon of the Unborn Light", bensì ne accresce il lato sinistro.
Non casualmente, i
Novae Militae — stando al comunicato Bandcamp — sembrerebbero operare nell'ambito del satanismo ortodosso e della via della mano sinistra, alla ricerca di oscure rivelazioni che possono rendersi manifeste attinenti alla caduta e alle strutture invisibili che governano l'ordine del mondo.
Note di Male che — se ho ben compreso il messaggio — conducono alla rivelazione precedente ogni creazione, laddove la luce stessa deve ancora sorgere e l'ordine del mondo sembra già destinato alla propria disgregazione; alla ricerca della demolizione di quel novero di illusioni che impediscono la vista della condizione originaria, condizione di cui la fine, la morte, ne è fondamento. Una dinamica complessiva in cui la distinzione tra creazione e dissoluzione si dissolve progressivamente all'interno di un movimento di dislocazione rapportantesi con ciò che è situato al di là, una sorta di trascendenza scaturente da un'ontologia della negazione esasperata: il niente come sfondo primario, l'equivalente nero dell'
Archè (ἀρχή) degli antichi greci.
Un album quanto mai spiritualmente radicato nel lato più annichilente della
Sacra Fiamma: tetro, angosciante, claustrofobico e al tempo stesso suadente come il più letale e sulfureo degli incantesimi.
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