Copertina 8

Info

Anno di uscita:2026
Durata:50 min.
Etichetta:Elevate Records

Tracklist

  1. INTRO
  2. KEEP ON RUNNING
  3. DARK AGES
  4. DIFFERENT KEYS
  5. FOLLOW THE DREAM
  6. DON'T BREAK THE OATH
  7. FACING THE MIRROR
  8. ALIENS DON'T SING
  9. HEADING FOR THE DEEP
  10. LOVE JAR
  11. THE ARCHITECTURES OF THE SKY
  12. THE CHAIN
  13. WORLD ON SALE

Line up

  • Jacopo ‘Jack’ Meille: vocals
  • Gianluca Galli: guitars, keyboards
  • Andrea Castelli: bass
  • Matteo “Bona” Bonini: drums

Voto medio utenti

Come forse già sapete, sono stato (e sono tuttora) un entusiasta ammiratore dei Mantra e assistere alla progressiva trasformazione dei Silver Horses in una nuova “incarnazione” di quella (sottovalutata) formazione (l’unico “intruso” in line-up è Matteo 'Bona' Bonini) non può che essere un grande motivo di soddisfazione.
Ciò detto e ribadito, accantoniamo il “passato” (con il quale permane un solido legame …) ed occupiamoci di “Weird tales” una dimostrazione nitida di come quattro musicisti italiani, affiatati, abili ed eruditi, possano suonare il rock “classico” meglio di tanti altri loro colleghi anche più blasonati e accreditati.
Si tratta di una questione di comprensione e assimilazione della “filosofia” e dell’essenza del genere, il tutto poi esposto attraverso un temperamento che rende modelli artistici molto diffusi e popolari un fondamentale punto di partenza su cui sviluppare la propria versione di “visioni” comuni.
Citare Led Zeppelin, Bad Company, Deep Purple (e poi pure Black Country Communion, Rival Sons e Wolfmother …) diventa così la necessaria legenda per orientare il lettore, il quale, però, non rischierà durante l’ascolto dell’opera di avvertire quel senso di artificioso o, peggio ancora, di “stantio” che spesso contraddistingue produzioni analoghe.
La voce matura ed espressiva di Jacopo 'Jack' Meille (una valutazione condivisa da Robb Weir dei Tygers of Pan Tang, non proprio l’ultimo arrivato …), la chitarra vibrante di Gianluca Galli e la validissima sezione ritmica Castelli / Bonini trasportano la venerabile tradizione del rock n’ roll nella contemporaneità, senza “rivoluzioni” o innovazioni epocali, ma con una classe e una cognizione di causa piuttosto rare.
Non è semplicissimo, infatti, dopo la simpatica “Intro”, trovare nell’ambito di riferimento qualcosa di più incisivo di “Keep on running”, alimentato da un basso pulsante, da un riff coriaceo e da una contagiosa armonia vocale.
Con “Dark ages” il contesto sonoro acquisisce un suggestivo tocco sinfonico e sofisticato, mantenendo una notevole dose d’istantaneità, mentre in “Different keysfunk, hard e folk riescono a convivere come potrebbe avvenire in una jam session tra Zeps e Trapeze.
Gli estimatori dei Foo Fighters apprezzeranno l’aura radio-friendly di “Follow the dream” e di “Facing the mirror” (nell’impasto c’è pure qualcosa dei Soundgarden “psichedelici”), e a chi predilige soluzioni musicali maggiormente sanguigne è invece indirizzata “Don't break the oath”, con il suo groove carico di blues palustre.
A giustificare in maniera esplicita il titolo dell’albo arriva “Aliens don't sing”, una “stranezza” che attinge dalla lezione di Rolling Stones, Led Zeppelin e Faces e la elabora in maniera decisamente peculiare, aggettivo che forse non si addice appieno a “Heading for the deep”, un pezzo tuttavia assai emozionante in cui Meille si “traveste” da Mick Jagger per pilotare una ballata notturna e nostalgica, ben sottolineata dallo struggente solo di Galli.
Le spigliatezze funky di “Love jar” (vagamente alla RHCP) impregnano di sinuosa dinamicità una raccolta che raggiunge il suo picco emotivo in “The architectures of the sky”, dove lo “spirito” primigenio di Plant e Page rivive nella sua più feconda manifestazione, apprezzabile anche nel clima mistico che avvolge “The chain” e nelle irretenti scosse hard-blues che alimentano “World on sale”.
Weird tales” appare, dunque, come una retrospettiva della Storia del Rock priva di retorica, di quelle che appassionano proprio perché si dimostrano fomentate da autentica e passionale ispirazione, confermando i Silver Horses tra i migliori interpreti del settore.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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