A due anni di distanza dal bellissimo Ethos, si ripresentano sul mercato discografico i tedeschi
Firtan con un album mastodontico, intitolato al Sole, che esplora cosa significhi diventare la versione più forte e limpida di se stessi in un mondo progettato per la distrazione e la decadenza.
Il concept, complesso e plumbeo, si fonde mirabilmente con la parte musicale, un Black Metal divenuto, ormai, assolutamente personale, devastante per il suo sapersi intrecciare con la potenza del Death e le atmosfere sinistre di certo Post Metal, con inquietanti canti rituali e sintetizzatori analogici che aggiungono strati di profondità e maestosità nei quali il violino aggiunge quel tocco evocativo davvero unico.
"Helios" è un macigno, in bilico tra melodie e violenza urticante, un macigno che vive sul filo della tensione e della complessità grazie al riffing intricato ed agli inaspettati cambi di ritmo, un monolite scuro che sovrasta ogni cosa umana rendendola insignificante e piccola al cospetto di una forza atmosferica che sa unire i pezzi di un puzzle molto ampio in un arazzo di grande valore, distante dalla banalità, di ascolto tutt'altro che facile, ma di una classe ed una intelligenza che vi faranno venire i brividi di piacere, e di dolore, lungo le vostre schiene.
"Helios" è un album che scava un percorso brutale verso l'illuminazione: a voi seguirne le traiettorie e la deflagrante conquista della nostra stella.
Monumentali.
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