Nel 2024 la compagnia di ballo britannica James Wilton Dance contatta il violoncellista
Raphael Weinroth-Browne per affidargli le musiche di uno spettacolo dal titolo
“Bach Reimagined”. Le idee - un mix di Bach, metal, post-rock, elettronica e sonorità esotiche - sono alla base del qui presente full-length, un lavoro strumentale, evocativo e “snello” che scorre piacevolmente e senza intoppi.
Quando prevale la musica dura (
“Speed Of Light”, “Reflection”) il pensiero va inevitabilmente agli Apocalyptica, mentre le influenze classiche emergono nei contrappunti di
“Evocation” e di
“Murmuration”, tributi piuttosto evidenti al genio del sopraccitato tedesco. I debiti con il precedente e più etereo
“Lifeblood” vengono saldati con
“Integration” e con la titletrack, al contrario di
“Dissolution” e di
“Sanctum”, che hanno una patina cinematografica che rievoca i trascorsi del musicista con i Leprous.
Con una media di un disco all’anno mi sto abituando davvero troppo bene.
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