L'inarrestabile
Saenko che pochi mesi fa aveva rilasciato un EP con i
Drudkh (
"Відлига (Thaw)" — 2025), si ripresenta con il quarto full-length di uno dei suoi tanti progetti, nello specifico i
Windswept, dal titolo
"A Sign of the Cloven Hoof", il quale segna anche il passaggio di etichetta dalla
Season of Mist Underground Activists alla
Primitive Reaction.
A distanza di poco meno di un anno dall'ottimo
"The Devil's Vertep" (2025), il nuovo e quarto capitolo discografico del progetto riprende da questo parte delle suggestioni folcloristiche e delle melodie ma, al contempo, cerca di ricongiungersi parzialmente con la durezza dei primi lavori (soprattutto ritorna alla mente
"The Great Cold Steppe" — 2017).
Si tratta di un disco piuttosto feroce e seminale che, tuttavia, presenta una produzione parcamente moderna e nitida, dove si gioca particolarmente sulla coesistenza della classica abrasività della Fiamma più intransigente, e un certo gusto per le armonie su cui si inseriscono leggere suggestioni sacrali dal vago sentore cerimoniale. Tuttavia, la portata più rilevante di
"A Sign of the Cloven Hoof" è il senso di epicità travolgente unito a un sentimento di forte sofferenza (ascoltate
"Behind the Masks of Piety", oppure la progressiva
"Thieves of the Stars"): emozioni che vengono tramutate in musica prevalentemente per merito di riff serrati, solenni e impetuosi, i quali spesso si arrestano su passaggi Doom in cui lo scream di
Saenko con incredibile energia travolge qualsiasi cosa gli si pari davanti.
Plurimi sono gli echi dei lavori con i
Drudkh e, inoltre, alcuni guizzi sembrano fuoriuscire dal primo album dei defunti
Blood of Kingu — cosa piuttosto prevedibile invero, visto che tutta line-up dei
Windswept milita/ha militato in entrambi i gruppi —, e altresì sono parzialmente rinvenibili influssi di realtà storiche del panorama ucraino come gli
Astrofaes.
Un disco conciso (35 minuti su sole 5 tracce) abilmente sviluppato intorno a passaggi veloci e distruttivi, frangenti cadenzati e imponenti, atmosfere evocative e con sottofondi melodici quasi "caldi", che, comunque sia, nel complesso danno luogo a un sound crudo, corposo e potente, a mio avviso vagamente riconducibile pure alla scuola svedese.
Forse alcuni leitmotiv ripetuti (anche in altri progetti di
Saenko) come per esempio quello di
"Towards the Abandoned Church", portano con sé la patina del "già sentito" ma, d'altronde, in ambito Black metal è una cosa quasi inevitabile e, se consideriamo l'incredibile prolificità di questo prezioso artista, la qualità, la convinzione e il pathos che riesce a trasfondere in ogni sua opera, non resta altro che salutare quest'ultimo
"A Sign of the Cloven Hoof" con tutti gli onori del caso.
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