Copertina 7

Info

Anno di uscita:2026
Durata:32 min.
Etichetta:The New Church Records

Tracklist

  1. DARK FAERIE TALES
  2. MY ONE DESIRE, BURN IT UP
  3. KING OF ALMOST EVERYTHING
  4. SHE'S GETTING STRANGER
  5. TAKE MY HAND TO NIGHTMARE LAND
  6. ENCHANTMENT AND REBIRTH
  7. BEHIND THE MASK
  8. PRINCE OF THE DAMNED
  9. RATTLING
  10. I WHISPER GOODBYE
  11. THE GHOST OF BABY STRANGE

Line up

  • Gypsy Lee Pistolero: vocals
  • Kerry Pistolero White: bass
  • Shane Pistoler Sparkz: guitars
  • Chris Pistolero Hauxwell: drums

Voto medio utenti

"Church of the Pistoleros", uscito nel maggio dell'anno scorso, mi aveva lasciato un po' l'amaro in bocca, per la sensazione che i Gypsy Pistoleros avessero perso parte della loro esuberanza, è così mi sono avvicinato al loro nuovo album, "Dark Faerie Tales", con un minimo di cautela.

Ed è proprio grazie a questa accortezza che ho evitato i sonori schiaffoni dell'opener: una titletrack energica e scattante, riottosa e con quel pizzico di modernismo che la rende ancora più accattivante, un mood che tutto sommato perseguono anche sulla seguente "My One Desire, Burn It Up". Come era facilmente immaginare i Gypsy Pistoleros sono nuovamente lì, lesti a razziare per le sconfinate pianure del Glam & Sleaze, del Punk e del Rock più in senso lato, con le loro chitarre sporche e graffianti e l'inconfondibile voce di Gypsy Lee Pistolero, nell'intento di rimescolare Hanoy Rocks, Damned, The Wildhearts, Killing Joke e Billy Idol. Non c'è da stupirsi quindi se "King of Almost Everything" accentua i toni Pop Rock, con i Gypsy Pistoleros a richiamare proprio Billy Idol e – azzarderei - pure i Sex Pistols. Non che questo sia un male, dato che lo spirito dei nostri pistoleri resta ben evidente anche nel corso di quella "She's Getting Stranger" che alterna modi da ballad melodica a momenti più accalorati. Certo, nulla di memorabile ma si lascia ascoltare, mentre si rivela ben più ambiziosa "Take My Hand to Nightmare Land", sempre orientata alla melodia ma teatrale e vagamente inquietante, a metà strada tra i Led Zeppelin e il The Rocky Horror Picture Show.
A questo punto si torna ad alzare le velocità con la robusta "Behind The Mask" e la ritmata "Prince of the Damned", episodi dove riemergono le tentazioni moderniste (già... proprio quelle che mi avevano fatto storcere il naso all'ascolto di "Church of the Pistoleros"), e meglio fanno la sleazy (con un pizzico dei Ramones) "Rattling", l'accattivante "I Whisper Goodbye" e soprattutto la conclusiva "The Ghost of Baby Strange", trasudante di un bel feeling hardeggiante e tratteggiata dal largo impiego di cori e dai synth con quel loro mood ottantiano.

Sempre consistenti e costanti nei risultati, ma lo stesso si riflette nei miei giudizi, sui quali pesa l'aver completamente abbandonato quegli accenni alla musica Latina che tanto mi avevano colpito sui loro primi lavori.



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Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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