I canadesi
Smoulder erano partiti fortissimo nel 2019, con il sorprendente
Times Of Obscene Evil And Wild Daring, un esordio col botto a tinte epic-doom, la cui vivacità espressiva, a detta di chi scrive, non fu tuttavia bissata, quattro anni più tardi, dal successivo
Violent Creed Of Vengeance, che si rivelò un lavoro meno incisivo, con molte ombre e poche luci.
Date le suddette premesse, l’attesa per questo nuovo disco era, per quanto mi riguarda, palpabile.
Purtroppo,
Witch Wife In An Alien World, non fa altro che confermare tutte le perplessità già emerse in occasione del precedente full-length, in gran parte riconducibili ad un unico elemento comune: la voce o, per meglio dire, il contrasto tra il registro vocale di
Sarah Ann e tutto ciò che gli sta intorno.
Difatti, a dispetto di un comparto strumentale che fa onestamente la sua parte, per merito delle atmosfere epiche create dalle chitarre della coppia
Collin Wolf/Shon Vincent e di una sezione ritmica decisamente valida, formata da
Adam Blake (basso) e
Kevin Hester (batteria), la vocalist invece, si rivela il vero e proprio tallone d’Achille di questo lavoro, andando visibilmente in sofferenza per delle trame musicali che verosimilmente non le appartengono, a differenza di quanto era avvenuto in occasione dell’esordio, dove invece, le composizioni, sembravano modellate su misura per il suo registro.
Lungo le tracce del disco, si ha la netta percezione che la voce di
Sarah sia del tutto fuori luogo, come un pesce fuor d’acqua (emblematica, in tal senso, già la opener
Water Wars), soprattutto sui registri più alti, dove la cantante arranca, non tanto per mancanza di estensione vocale, piuttosto per un’interpretazione troppo morbida e scolastica, a scapito di un’efficacia che resta latente.
Quanto detto appare palese, non solo in occasione del già citato brano di apertura, ma anche in tracce come
Noiten Loits o
Crush The Neophytes, fino a suonare dissonante (al limite del fastidio), nella conclusiva
Smouldering Remains.
Anche quando le cose sembrano andare leggermente meglio, come nel caso di
Shadow Of The Vulture,
Empathy’s Wrath o
Cathedral Of The Trees, dove il song-writing strumentale degli
Smoulder emerge, grazie a delle partiture di discreta fattura e dal taglio maestoso, si avverte l’esigenza di un timbro diverso, più corposo e graffiante, oltre che, all’occorrenza, emotivamente intenso e sfortunatamente, non si trova nulla di tutto questo nel cantato di
Sarah Ann.
Duole dirlo ma, nonostante i buoni propositi in fase di scrittura,
Witch Wife In An Alien World, lascia l’amara sensazione di una band spezzata, al suo interno, in due differenti entità, ben distinte tra loro, che non riescono ad amalgamarsi, finendo anzi, per penalizzarsi a vicenda.
Da una parte, una voce troppo pulita e lineare, di estrazione quasi lirica, assolutamente inadatta e dunque mai valorizzata a dovere dall’asprezza e dall’epicità delle composizioni che, dal canto loro, sono animate da un comparto strumentale roccioso, dinamico e avvincente, che però, a sua volta, stenta a decollare a causa di un registro vocale eccessivamente statico.
Peccato.